Filo conduttore: green economy, esperienze virtuose e numeri mostrano la strada per uscire dalla crisi.

La strada per uscire dalla crisi e salvare l’Italia dal drammatico declino che l’ha colpito negli ultimi anni, sembra essere già avviata in molte parti del nostro Paese dove una green economy trasversale a tanti settori riesce a costruire una nuova dimensione di diritti e di welfare, di benessere e di qualità della vita.

Con l’iniziativa ”La forza dei territori”, Legambiente, ha raccontato le storie e i numeri di questa economia a basse emissioni di CO2, fatta di coesione sociale e di identità territoriale, di alleanza tra soggetti sociali e istituzionali, di imprese innovative e di relazioni culturali e di ricerca.

Il settore della green economy in senso stretto – cioè le attività industriali nel settore delle energie rinnovabili, del riciclo dei rifiuti, della gestione delle acque e del suolo – rappresenta, già oggi, una consistente e dinamica realtà industriale sia in Europa che in Italia.

Gli occupati in Italia nel settore delle fonti rinnovabili risultano infatti già oltre 100 mila, che potrebbero diventare 250 mila al 2020 o addirittura 600 mila considerando il comparto dell’efficienza e della riqualificazione in edilizia (fonte: CNI). Nel complesso, nel corso del 2011 il 38% delle assunzioni programmate in Italia è legata alla sostenibilità ambientale.

Si tratta di più di 220.000 assunzioni sul totale di quasi 600.000 previste dalle imprese nel 2011. Di queste, circa la metà (97.600 assunzioni) sono legate a professioni green in senso stretto: energie rinnovabili, gestione delle acque e rifiuti, tutela dell’ambiente, green mobilities, green building ed efficienza energetica. (Fonte: Rapporto GreenItaly 2011 di Symbola e Unioncamere).

In questi settori infatti, le conversioni ambientali, a parità di investimento, generano maggiore occupazione perché si tratta di ambiti nei quali è maggiore l’intensità di lavoro, anche qualificato, e minore l’importazione di beni e servizi dall’estero, con processi più rapidi di implementazione e cantierabilità. Una riconversione delle politiche pubbliche in questi settori, determinerebbe, in tempi rapidi, una consistente domanda di lavoro e un importante impulso economico, oltre che un netto beneficio ambientale.