A tre anni dall’esordio cinematografico come regista, J.J. Abrams torna sul grande schermo con “Super 8“, film fantascientifico a base di alieni e amicizie adolescenziali saldate tra loro da un grande amore: il cinema. Prodotto dal papà di “E.T.” e “Incontri ravvicinati del terzo tipo” Steven Spielberg e Bryan Burk insieme ad Abrams, il film gode di un team, uno su tutti la Industrial Light & Magic di George Lucas, che dal 1975 si è accaparrata ben 15 Oscar per gli Effetti Speciali.

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Interpretato da un cast prevalentemente under 14, tra cui spiccano la giovanissima ma già apprezzata Elle Fanning e l’esordiente Joel Courtney, capitato per caso nella produzione del regista e produttore statunitense, “Super 8″ accoglie tra gli interpreti uno scarno ma significativo gruppo di “adulti” formato da Kyle Chandler (“Ultimatum alla terra” e “King Kong”), Noah Emmerich (“The Truman Show” e la sere TV “The Walking Dead”) e Ron Eldard (“E.R. – Medici in prima linea” e “Sleepers”), capaci di mostrare il proprio talento rimanendo sempre in secondo piano rispetto ai colleghi più giovani, protagonisti indiscussi della storia.

Nell’estate del 1979, un gruppo di giovanissimi amici trascorre le giornate vissute in una piccola città dell’Ohio tra la scuola e le riprese del loro primo film, una strampalata storia a base di zombie, con tanta passione una piccola telecamera in Super 8. Durante la realizzazione di una scena ambientata nella stazione cittadina, i ragazzi diventano testimoni involontari di un incidente ferroviario di dimensioni gigantesche, riuscendo a scampare miracolosamente alle lamiere dei vagoni impazziti. Quando una serie di sparizioni ed eventi insoliti iniziano a colpire la comunità, mettendo a dura prova l’operato del vice sceriffo Jackson Lamb (Chandler), i giovani cinefili si troveranno ad affrontare una dura quanto sconvolgente realtà, ben lontana dalle verità raccontate dal Colonnello Nelec (Emmerich) e dal suo esercito che lentamente sta invadendo le strade della città.

Più che un vero e proprio film di fantascienza, “Super 8″ è un omaggio romantico all’amore per il cinema di Abrams, ambientato in un mondo fortemente caratterizzato dagli anni ’70 in cui è ambientato; tutto appare come reale, guidato da un’atmosfera quasi tangibile anche grazie allo stile ben lontano dai film iperdigitalizzati che nell’ultimo periodo hanno invaso i cinema con tonnellate di effetti speciali senza però alcuna sostanza a sostenere il tutto.

Anche gli alieni si fanno da parte, mossa che ormai sta diventando un vero e proprio marchio di fabbrica del regista, comparendo a tratti, facendosi vedere pochissimo se non negli sguardi attoniti dei protagonisti che di tanto in tanto alzano lo sguardo alla ricerca di quel qualcosa che stenta ad apparire davanti agli occhi dello spettatore. C’è da dire, però, che quando finalmente decidono di entrare in scena, lo fanno in grande stile, grazie agli effetti speciali dell’azienda di Lucas e, in un attimo, è subito 2011.

Tra il risvolto psicologico della figura aliena che spingerà il giovane Joe Lamb (Courtney) a una dolora ma necessaria maturazione al difficile rapporto tra Alice (Fanning) e il padre (Eldard), sconvolto dalla perdita della moglie e incapace di esprimere l’affetto per la figlia, non mancano momenti di ironia e leggerezza, intervallata dalle citazione cinematografiche che difficilmente possono passare inosservate agli amanti del cinema horror (gli zombie del film diretto dal cineasta interpretato da Riley Griffiths sono un chiaro omaggio a George A. Romero), chiamate in causa proprio per riportare alla memoria i colori e le emozioni per il cinema d’altri tempi.

Una pellicola che difficilmente può essere accolta con indifferenza da chi ha vissuto un’epoca cinematografica che ormai sembrava completamente tramontata, a discapito di immagini sterili e contorte che lasciano a bocca aperta più per il caos che per le emozioni. Commovente e divertente quanto basta, “Super 8″ ha tutte le carte in regola per lasciarsi scoprire e apprezzare dal pubblico.