Dopo la recente stigmatizzazione da parte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano di una certa televisione, che vede la donna come null’altro che un bene di consumo, fornendo così un concime, secondo il Presidente della Repubblica, al già troppo fertile terreno delle molestie verbali e fisiche, sabato scorso è stato pubblicato dal Corriere della Sera un articolo a firma della scrittrice Susanna Tamaro che approfondisce quell’interrogativo che ci eravamo poste, vale a dire: siamo davvero libere?

In realtà l’articolo parte da una riflessione su un altro, attuale e spinosissimo tema: quello dell’interruzione di gravidanza, tornata all’attenzione di tutti dopo l’introduzione in Italia della pillola RU486. Ma colpiscono alcune riflessioni cui la Tamaro giunge, e che la spingono a considerare come le lotte portate avanti dalle femministe negli anni ’70 non abbiano sortito i risultati sperati. Perché? Perché oggi possiamo abortire, possiamo andare a letto con chi vogliamo, ma siamo schiave di un’immagine consumista e livellata che i media propongono e che, alla fine, abbiamo finito per accettare acriticamente.

Le grandi battaglie per la liberazione femminile sembrano purtroppo aver portato le donne a essere soltanto oggetti in modo diverso. Non occorre essere sociologi né fini pensatori per accorgersi che ai giorni nostri tutti i messaggi rivolti alle bambine si concentrano esclusivamente sul loro corpo, sul modo di offrirsi agli altri. Si vedono bambine di cinque anni vestite come cocotte e già a otto anni le ragazzine vivono in uno stato di semi anoressia, terrorizzate di mangiare qualsiasi cosa in grado di attentare alla loro linea. Bisogna essere magre, coscienti che la cosa che abbiamo da offrire, quella che ci renderà felici o infelici, è solo il nostro corpo. Il fiorire della chirurgia plastica non è che una tristissima conferma di questa realtà. Pare che molte ragazze, per i loro diciotto anni, chiedano dei ritocchi estetici in regalo.

Intendiamoci: qui non si vuole criminalizzare la voglia di apparire più carine, che tutte abbiamo e che è legittima, né si vogliono fare facili moralismi o sostenere che dobbiamo essere tutte suore di clausura. Però leggere queste righe insinua il dubbio che l’amore per sé stessi, la cura della propria persona, non postulino necessariamente un abito alla moda, la taglia della modella di turno, l’acconciatura che va per la maggiore, non credete?

Forse è qui che dovrebbe intervenire l’intelligenza, la creatività personale di ciascuna, anche nel vestire, nel proporsi agli altri, nel fare una scelta che non sia sempre e comunque quella dettata dai modelli che girano in TV.

Forse anche dare libero sfogo alle proprie fantasie, dire di no a qualcosa cui tutte dicono di si, è espressione di libertà, ed è in sé rivoluzionario. Forse abbiamo perso questa buona abitudine, e ci siamo ridotte a essere portatrici di seni, sederi e cosce, (delle misure giuste, quelle imposte dalla TV, s’intende) e basta. Forse dovremmo ricordarci più spesso di essere più noi stesse e meno belle a tutti i costi.

Certo abbiamo conquistato tanti importanti diritti, e perciò sarebbe un peccato perdere la dignità proprio adesso, come sta accadendo. Dovremmo riflettere su questo, altrimenti finisce che, come dice la Tamaro:

Procediamo senza senso da una parte, dall’altra, vedendo sempre e soltanto noi stessi, più magri, più grassi, più alti, più bassi. All’inizio quel girare in tondo ci fa ridere, poi col tempo, nasce l’angoscia. Dove sarà l’uscita, a chi chiedere aiuto? Battiamo su uno specchio e nessuno ci risponde. Siamo in mille, ma siamo sole.

Cosa ne pensate?