Swappare: memorizzate questa parola. Le “modaiole“, le fashion addicted e le fan sfegatate dello shopping, soprattutto quelle che devono far convivere questa grande passione con il proprio portafogli, non possono non averla nel proprio vocabolario.

Proprio nella settimana in cui l’alta moda si dà appuntamento a Milano, tra le numerose iniziative collaterali proposte, c’è uno spunto da non lasciarsi scappare e da reinventare subito, in qualunque città e a qualunque età, soprattutto per contrastare l’uggiosità e il grigiore di queste giornate di pioggia.

È l’Urban Swap Party, organizzato dall’associazione milanese Atelier del Riciclo, che si svolgerà il 25 (oggi), 26 e 27 settembre nel tragitto tra lo stesso Atelier e la Torre Bianca, a bordo del Tram Happy Hour con Beauty Farm.

Swap è il termine inglese che sta per baratto. Gli swap party arrivano da Londra e New York e sono le feste del baratto che, da rito fra amiche che si danno appuntamento in una casa, dall’inizio dell’anno sono diventate in Italia vere e proprie feste organizzate in grande stile come eventi chic in locali alla moda. La tendenza è in forte aumento: la swap-mania investe anche i negozi, che dedicano un’area allo swap-corner (il primo esempio italiano è il negozio bolognese I Love shopping), o addirittura nascono gli swap-shop, veri e propri atelier del baratto glamour. Lungi dall’essere mercatini delle pulci in cui scovare affari tra la merce accatastata su scaffali polverosi, qui ogni indumento viene valutato in base alla marca, allo stato e alla qualità. All’entrata, ogni cliente viene indirizzata nel settore del negozio corrispondente al punteggio che hanno ricevuto i capi che ha portato con sé all’accoglienza, e può scegliere quello preferisce a costo zero. Niente male in questo periodo di crisi e recessione.

Come mettere subito a frutto tutte queste informazioni? Il primo consiglio è quello di passare agli infrarossi l’armadio: con buona pace dei capi molto rovinati e irrecuperabili, e mettendo da parte quelli che si decide di donare a un’associazione no profit, sono sicura che ci sarà una lista più o meno lunga di capi e accessori semi-nuovi, comprati ma mai o quasi mai messi perché in realtà non ci stanno bene come sembrava quando li abbiamo provati nel negozio, o quelli che abbiamo comprato di due taglie in meno per incentivare la nostra dieta, oppure scarpe che ci chiamavano dalla vetrina di un negozio e che, in un momento di shopping compulsivo, non abbiamo saputo abbandonare, ma che non si abbinano con nessun pezzo del nostro personale look… A questo punto si può chiedere alle amiche di fare lo stesso e portarli a una riunione tra sole donne: aperitivo, quattro chiacchiere e un po’ di gossip faranno da cornice alle nostre contrattazioni senza spendere un euro. Un’idea in più è stilare una lista di articoli da scambiarsi, perché si può veramente swappare di tutto, da CD a piccoli elettrodomestici a tutine e articoli per neonati che, si sa, crescono a velocità disarmanti.