Sentivamo il bisogno dell’ennesimo studio sul tema? Forse no, tuttavia le banalità che in certi casi le ricerche sociologiche riescono a confermare ci danno, come dire, un motivo in più per non gettarci dalla Rupe Tarpea. O forse per trovare proprio il coraggio di farlo.

Nello specifico, l’analisi di cui parliamo oggi è stata condotta da una donna, tale Sabina Vatter, all’Università di Tallin e presentata ad una conferenza della British Psychological Society: il risultato ci dimostrerebbe come l’ossessione per il peso nelle donne sia inversamente proporzionale alla loro felicità in amore.

Allegria. In pratica se non ci autofustighiamo a causa dell’ago della bilancia sarebbe soltanto perchè crediamo che un uomo ci ami. E detta così la questione appare quasi squallida, perchè confermerebbe la nostra totale incapacità ad alimentare un qualunque genere di autostima.

Perchè, cerchiamo di ricordarlo, per quanto gli agenti esterni possano aiutare, la definizione stessa di autostima ci dice che si tratta di un fenomeno che parte (o dovrebbe partire) da se stessi, altrimenti si chiamerebbe in qualche altro modo. Eppure, proprio come l’autocombustione, questa fantomatica autostima prende le sembianze di un fenomeno quasi paranormale e dunque assolutamente intangibile. L’aspetto strano è che ciò accade soltanto nelle donne; gli uomini spesso (con le dovute eccezioni) accrescono l’autostima anche laddove, ahimè, non ce ne sarebbe davvero bisogno.

In ogni caso non posso mentire: la felicità, o presunta tale, in amore aiuta molto a rivalutare se stesse. E se da una parte la cosa potrebbe apparire romantica, dall’altra ci fa capire quanto poco amiamo noi stesse e quanto invece riponiamo tutte le nostre aspettative nel pensiero altrui.

Anche in questo caso, la colpa di ciò è imputabile ai “sempiterni” retaggi culturali soprattutto nostrani, per non parlare poi della pressione che la società esercita sull’immagine e sul corpo femminile in particolare.

Una parte di colpa però ce l’ha anche la parte conscia del nostro cervello, quella non colpita dalla massificazione, quella non modellata sulle definizioni culturali vecchie di secoli. Perchè basterebbe uno sforzo di volontà per superare del tutto, o almeno in parte, le convinzioni che ci fanno vivere male.

A quel punto l’amore rimarrebbe bello (forse), ma senza condizionare a tal punto la nostra felicità. Concludo dicendo un’altra grande banalità: la nostra ossessione per il peso non è altro che la paura di non essere accettate, amate, ammirate; per questo diminuisce quando aumenta l’attenzione di un uomo nei nostri confronti. Quando smetteremo di vivere modellandoci su quel che pensano o dovrebbero pensare gli altri sul nostro conto?!?

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