In un’epoca in cui i medici devono quasi imporre il parto naturale, il rifiuto categorico di una giovane donna africana a sottoporsi a un necessario taglio cesareo deve essere apparso assai curioso.

Ma la curiosità ha lasciato presto spazio all’emergenza, tanto che il primario si è visto costretto a far intervenire una volante della polizia.

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È successo all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove una 21enne originaria del Burkina è stata ricoverata d’urgenza a causa di una grave condizione di sofferenza fetale. Si è resa subito evidente la necessità di un intervento, ma la puerpera ha opposto un rifiuto categorico a partorire tramite taglio cesareo, subendo i pregiudizi di una cultura d’origine in cui l’unico parto possibile è quello naturale.

Uno dei motivi del rifiuto della giovane riguardava la paura, infondata, di non poter più avere figli in seguito all’intervento. Falliti i tentativi di persuasione dei sanitari, la donna è apparsa irremovibile anche davanti alle insistenze del marito, tanto che per salvare la vita del bambino, il Professor Giuseppe Dal Pozzo, ginecologo e primario del reparto, ha ritenuto di dover contattare le autorità e informare il magistrato di turno.

“Ho ritenuto che la presenza degli agenti fosse necessaria a tranquillizzare un po’ gli animi e così è stato. Anche grazie alla loro mediazione il marito ha firmato il consenso e intorno alle 15.30 il piccolo è nato”.

Questo il racconto del primario, che ha aggiunto:

“Nel suo Paese il parto è possibile solo per via naturale anche a costo di pregiudicare la salute o la vita stessa del nascituro”.

Tutto è per fortuna finito bene, e il bambino è ora ricoverato nel reparto di patologia neonatale, in condizioni di salute complesse ma non gravi. Fondamentale è stato l’intervento del primario, che non ha esitato a contattare le autorità di fronte a un caso in cui l’ignoranza di semplici metodologie mediche poteva essere letale per una mamma e il suo bambino.