Solitamente la placenta si impianta nella parete superiore o sulle pareti laterali dell’utero; in alcuni casi, però, può posizionarsi vicino al collo dell’utero o alla cervice, occludendola in parte o completamente. Il problema risiede nel fatto che il collo è soggetto a contrazioni per prepararsi al travaglio e, se nella maggior parte dei casi, la placenta si sposta verso l’alto e la situazione si risolve spontaneamente, nell’1% dei casi resta bassa per tutti i nove mesi. Si parla quindi di placenta previa, una inserzione anomala della placenta stessa nell’utero.

Una diagnosi corretta è fondamentale: attorno alla 20esima settimana, con l’ecografia morfologica, si individuano i casi in cui la placenta ha una dislocazione bassa e quindi sussiste la possibilità che possa rimanere in tale posizione. Le raccomandazioni in questo caso sono astenersi dai rapporti sessuali, evitare l’ispezione interna durante le visite ginecologiche, fare una vita riposata e abolire lunghi tragitti in auto. L’ecografia va ripetuta fra la 26esima e la 30esima settimana per constatare se si siano verificati spostamenti o meno. 

Infine, intorno alla 36esima settimana, la futura mamma si sottoporrà all’ultimo controllo ecografico per definire il tipo di parto ed escludere che, oltre che previa, la placenta sia anche aderente, cioè abbia messo le radici nello spessore delle pareti uterina. Una ulteriore complicazione che comporta l’isterectomia durante il parto. Se l’accertamento stabilisce che la placenta è a una distanza superiore ai 3 cm dal collo dell’utero, è possibile tentare un parto naturale, mentre se inferiore è necessario programmare un taglio cesareo intorno alla 37esima settimana, prima che possano sopraggiungere possibili contrazioni e un probabile distacco della placenta.

Purtroppo, in caso di una placenta previa totale in un 1/3 dei casi è necessario procedere a una isterectomia, cioè all’asportazione dell’utero: si tratta, come dicevamo, dei casi di placenta aderente; in ogni caso, quando il quadro clinico è questo, è necessario allertare la rianimazione e la terapia intensiva sia per la madre che per il bambino in un centro di III livello.

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