Troppi tagli cesarei in Italia, eseguiti anche quando non c’è effettiva necessità e in condizioni tali da poter optare per un parto naturale senza rischi. Dall’Istituto Superiore di Sanità (SNLG-ISS) arrivano pertanto nuove linee guida da mettere in pratica negli ospedali e nelle strutture private.

Taglio cesareo anche in assenza di complicazioni relative alla gravidanza e alla salute di mamma e nascituro: questo sembra essere il trend dominante nei punti nascita italiani, soprattutto a Sud. Le nuove linee guida mirano a definire in modo preciso gli standard da applicare in materia di parto, indicando quattro situazioni nelle quali intervenire chirurgicamente è d’obbligo da parte del personale sanitario, seguendo un unico concetto base:

«Il parto è un evento naturale, ma vi è sempre più la tendenza a trasformarlo in un intervento chirurgico. In molti casi, oggi, specie in Italia, le donne partoriscono con il taglio cesareo senza un reale motivo di salute. Se non vi sono controindicazioni, il parto naturale è preferibile al cesareo sia per il benessere della donna che del bambino.»

Il taglio cesareo è pertanto indicato, in primis, solo se il feto è podalico anche al termine della gestazione, e nonostante vari tentativi e manovre ginecologiche effettuate del medico per modificare la posizione del nascituro. Anche nel caso in cui la placenta renda inaccessibile il canale del parto al bambino è meglio intervenire chirurgicamente per farlo nascere, operazione necessaria anche se la partoriente è diabetica e il feto ha un peso stimato superiore ai 4 chili e mezzo.

Infine, il cesareo deve essere effettuato quando è presente un forte rischio di trasmissione di malattie infettive da madre a feto, come nel caso di contagio da virus dell’epatite C e B e da Hiv. Non c’è obbligo di optare per il cesareo, invece, in caso di gravidanza gemellare, condizione che deve richiedere di volta in volta il parere del personale medico.

Fonte: Sistema Nazionale per le linee guida