Era il 10961 quando fu vietata la vendita del talidomide, un farmaco utilizzato tra gli anni ’50 e ’60 per calmare malessere e nausee associate alla gravidanza.

Le vendita fu vietata quando le ricerche evidenziarono un legame tra il farmaco e la nascita di bambini con gravi malformazioni.

All’epoca furono migliaia le donne che assunsero il farmaco, prodotto e commercializzato dall’azienda tedesca Grünenthal, per avere sollievo dalla nausea e dal malessere della gravidanza, senza essere a conoscenza dei rischi a cui potevano andare incontro con il Talidomide. Rischi, che poi si sono rivelati reali, e di cui pagano le conseguenze le migliaia di bambini nati con gravissime malformazioni agli arti causate da questo farmaco.

Ora, dopo più di cinquanta anni, in occasione dell’inaugurazione di un monumento in onore delle vittime del medicinale eretto a Stolberg, la cittadina sede della Grünenthal, sono arrivate le scuse di Harald Stock, amministratore delegato dell’azienda, che ha dichiarato:

Per 50 anni non siamo riusciti a parlare con le vittime e le loro madri, invece siamo rimasti in silenzio, e ci dispiace molto per questo. Il talidomide sarà sempre parte della storia della nostra compagnia. Noi abbiamo una responsabilità e la affrontiamo apertamente. Chiediamo che si consideri il nostro lungo silenzio un segnale dello shock che quello che vi accadde provocò in noi.

Scuse che non hanno soddisfatto né le vittime tedesche né quelle italiane, rappresentate dalla Tai – Associazione Thalidomidici Italiani Onlus. Il presidente Vincenzo Tomasso ha dichiarato

le vittime italiane, così come quelle di molti altri Paesi, non hanno ricevuto un centesimo dalla Grünenthal. In Italia le vittime ancora in vita del farmaco sono circa 300. In tutto saranno state circa 6-700, ma molti sono morti proprio a causa del talidomide. Solo negli ultimi anni siamo riusciti a vederci riconosciuto un indennizzo da parte dello Stato, visto che anche le aziende italiane a cui è stato venduto il brevetto sono fallite o scomparse.