Clint Eastwood sarebbe passato alla storia del cinema mondiale anche se si fosse ritirato dalle scene trent’anni fa: perché già allora, icona degli spaghetti western di Sergio Leone, con quella sua faccia sporca, l’occhio di ghiaccio ed il fisico asciutto da vero cowboy, e subito dopo, come interprete dell’ispettore Callaghan, con quelle sue espressioni da uomo vero, deciso, forte, metteva d’accordo le madri e le figlie, e probabilmente anche le nonne.

Ma da allora ad oggi, giorno in cui spegne ottanta candeline, di acqua sotto i ponti ne è passata, e Clint non è più solo un ammirato attore, ma uno stimato artista, non solo interprete di celebri film, ma protagonista di una straordinaria carriera, nel corso della quale ha saputo reinventarsi rimanendo sempre se stesso, passando dall’altro lato della telecamera, misurandosi con il difficile mestiere del regista.

Lo ha fatto con successo, tanto da aggiudicarsi il premio Oscar per la miglior regia e per il miglior film con “Million Dollar Baby”, la pellicola che ha definitivamente lanciato l’attrice Hilary Swank, premiata anche lei come miglior attrice (il film ottenne una quarta statuetta, quella di Morgan Freeman come miglior attore non protagonista).

E poi moltissimi sono gli altri premi vinti da questo meraviglioso ottantenne, che sempre come regista ha firmato altre intense pellicole, come “Mystic River”, “Gran Torino“, il romantico “I ponti di Madison County” e, l’anno scorso, “Invictus“, ispirato a Nelson Mandela.

È uno che la vita non se la lascia certo scivolare tra le dita, ma, al contrario, la vive con straordinaria energia: dall’ impegno politico – è repubblicano ma di idee progressiste, è stato sindaco, ha sostenuto la candidatura di Arnold Schwarzenegger a governatore della California ma in alcune occasioni si è schierato con i democratici – alla vita privata, costellata di cinque matrimoni e di ben sette figli.

Adesso sta girando una nuova pellicola, intitolata “Hereafter“, un thriller soprannaturale interpretato, tra gli altri, da Matt Damon.

Non ci resta che dire: Auguri Clint, cento di questi film.