Armi e politica vanno d’accordo? A giudicare dalle polemiche sulla pistola del neosindaco di Taranto Ippazio Stefàno, si direbbe di no. Una sorpresa questa delle ultime elezioni amministrative: non tanto che Stefàno, esponente di SEL, sia stato eletto, quanto che durante i festeggiamenti la pistola fosse lì in bella vista, nella cintura dei suoi pantaloni.

Il riferimento delle polemiche è andato subito a un ex sindaco di Taranto, Giancarlo Cito, fondatore della Lega AT6 di estrema destra, il cui figlio Mario è stato candidato proprio contro Stefàno alle ultime elezioni amministrative.

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Cito padre è attualmente in carcere per una questione di tangenti, dopo aver scontato una pena per concorso esterno in associazione mafiosa. Armi di diverso genere vennero associate alla politica nel suo mandato: i manganelli di cui dotò le forze dell’ordine contro mendicanti e immigrati.

Stefàno detiene l’arma solamente per difesa personale, anche se spunta un dubbio diffuso tra i suoi elettori: se ha paura, come potrà difendere la sua popolazione? A quanto pare però, la pistola regolarmente registrata non sembra fosse un segreto in comune. Già in passato Stefàno aveva spiegato:

«Giro armato da trent’anni. E da quando sono sindaco ho ricevuto minacce pesantissime. Ho rifiutato la scorta e porto la pistola come deterrente. Ho scelto di difendermi da solo. Ho il dovere di tutelare la mia vita. Prima delle elezioni ho ricevuto lettere minatorie affinché ritirassi la mia candidatura. Non mi sono arreso ai delinquenti e sono andato avanti per la mia città.»

Fonte: Corriere del Mezzogiorno.