Che da sempre esista l’idea che il colore rosa sia il simbolo del femminile è cosa assodata, il problema, però, è quando un pensiero condiviso rischia di essere non solo errato ma anche limitante.

Sembrerebbe essere questo il caso della tecnologia pensata per le donne.

Dai cellulari ai notebook, rosa e piccolo sembrano essere le caratteristiche imprescindibili di qualsiasi prodotto tecnologico pensato per un pubblico femminile, pubblico, tra l’altro, sempre più vasto se si pensa che le donne che possiedono uno smartphone sono passate dai 3,7 milioni del 2008 ai 4,6 milioni del 2009.

Ma, come giustamente sottolineato da Gianna Martinengo, l’impenditrice che ha dato il via alla conferenza internazionale Women&Technologies, le donne non sono un colore:

Limitare il femminile all’aspetto estetico rischia di essere riduttivo, addirittura offensivo.

Senza contare che tutto ciò non farebbe che consolidare il “caro”, vecchio luogo comune che vede la donna lontana anni luce dalla tecnologia e attratta solo da ciò che è “sbrilluccicoso” e rosa confetto.

La realtà è che sempre più donne mostrano il proprio interesse per la tecnologia e i nuovi media, e se alle volte non sembrano affascinate dai mille gingilli tecnologici al pari dei loro uomini il motivo è molto semplice: quando tu in quanto donna/madre/moglie e lavoratrice sei in modalità “multitasking” dalla mattina alla sera, entusiasmarti davanti all’iPhone in grado di fungere da cellulare e navigatore insieme è veramente cosa ardua.