Quello che sorprende del Telefilm Festival, anno dopo anno, è l’amore incondizionato che il pubblico nutre per la kermesse milanese. Il vero “X-Factor” della rassegna, infatti, non è racchiuso nell’offerta delle serie proposte, già conosciuta da molti frequentatori del festival, ma nella forte fidelizzazione per il suo protagonista: la televisione.

Più che un’occasione per seguire i propri serial preferiti proiettati sul grande schermo, il festival è innanzitutto un luogo per stare insieme, divertirsi, confrontarsi con altri appassionati e partecipare, per tre giorni, alla creazione di un’atmosfera da camerata difficile da trovare in ambiti analoghi.

La proiezione di sabato sera dedicata ai primi due episodi di Glee, ad esempio, a opinione di chi scrive rappresenta alla perfezione quello in cui uno spettatore del festival può imbattersi entrando in sala: i volontari di quest’anno, un gruppo di ragazzi che aiuta gratuitamente l’organizzazione della rassegna a funzionare nel migliore dei modi, si sono lanciati in un flashmob sulle note di “Say a little prayer for you” cantata dal capo Cheerleader, Quinn Fabray. Il telefilm festival è come il “Glee Club”: rende possibile la condivisione di una passione e la nascita di rapporti interpersonali che spesso continuano al di fuori della sala cinematografica.

Sono le conferenze, gli ospiti e i dibattiti ad appassionare maggiormente il pubblico, in cui ha un ruolo da protagonista. All’interno dell’incontro “Lost: capolavoro assoluto o boiata pazzesca?”, vicino a illustri personalità provenienti dal mondo del giornalismo, era presente una sedia che, a turno, gli spettatori potevano utilizzare per entrare a far parte della discussione con domande o esponendo la propria opinione personale. Oltre a due appuntamenti dedicati esclusivamente ai fan più accaniti di “X-Files” e “The Vampire Diaries”, durante la “guerra dei fan“, annuale scontro tra i maggiori fan club italiani, ogni telespettatore ha potuto mostrare ed esprimere la sua passione per i telefilm del cuore.

Per quanto riguarda le serie in cartellone, invece, il festival risulta particolarmente interessante quando propone prodotti provenienti da paesi non convenzionali per il nostro palinsesto televisivo, così da ottenere l’attenzione anche da parte dei teledipendenti più preparati: il messicano “Capadocia”, ambientato in un penitenziario, l’argentino “Champs 12” e lo show “The Protectors”, proveniente dalla Danimarca e incentrato su un gruppo di bodyguard, rappresentano le proposte più coraggiose.

Spazio, infine, anche agli incontri con gli artisti, quali Morena Baccarin, Zachary Levi e gli stessi protagonisti di “Champs 12”, di cui vi abbiamo dato notizia in un precedente post.