È innegabile che ci sia un profondo legame fra l’andamento dell’economia e quello della moda, non tanto quella che si vede sulle passerelle, in cui si continua ad ostentare ricchezza di materiali e di accessori, ma soprattutto in quella che si vede per le strade.

È la moda casual a fare da test per la “hemline theory“, la teoria dell’orlo, conosciuta nel mondo dell’economia già nei primi decenni del XXI secolo, ma che ora torna alla ribalta della cronaca proprio per il particolare periodo economico che sta vivendo il mondo intero.

La teoria, così come è stata formulata negli anni ’20, metteva in evidenza come in periodi di buona economia le gonne delle donne tendessero ad accorciarsi, in modo da mostrare le calze di seta che si indossavano, allungandosi nei periodi magri per nascondere, invece, l’assenza di collant.

Ai nostri giorni la teoria dell’orlo è stata riformulata, ma viene comunque utilizzata come indicatore delle condizioni economiche. Infatti, in tempio di crisi, come sono stati gli ultimi due anni, la vendita di abbigliamento al dettaglio è calata vertiginosamente e quei pochi capi che venivano acquistati erano, solitamente, tipologie molto classiche, facili da abbinare e intercambiare fra di loro.

Il fatto che dall’inizio di quest’anno siano tornate a salire le vendite di minigonne, un capo sicuramente non facilmente abbinabile o comodo per tutte le occasioni, sembra dimostrare che le condizioni economiche stiano migliorando, tanto da stimolare le donne a investire il denaro anche su capi diversi.