Il terremoto in Emilia Romagna ha scatenato una gara di beneficenza senza precedenti. Sono stati raccolti svariati milioni di euro per la ricostruzione dei paesi coinvolti dall’evento sismico: tuttavia, inevitabilmente, il timore è che la mafia possa sentirsi attirata dalle ingenti somme di denaro che affluiranno nelle zone devastate.

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Tredici milioni di euro è la cifra finora raccolta grazie alle iniziative benefiche repentinamente messe in moto a ridosso del terremoto che ha raso al suolo numerosi paesi emiliani: la raccolta fondi tramite SMS, le iniziative musicali, la vendita del parmigiano, lo shopping benefico a Milano hanno ricavato e ricaveranno denaro per permettere l’adeguamento, la ricostruzione e il restauro delle abitazioni e delle opere d’arte.

Tuttavia, il procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, teme che la mafia possa infiltrarsi anche nei lavori di ricostruzione emiliani, dal momento che la sua presenza nel Settentrione è già ampiamente comprovata. Il denaro che giungerà in Emilia a seguito delle raccolte fondi potrebbe far gola alle organizzazioni criminali e mafiose e indurre infiltrazioni negli appalti e nelle società edilizie.

Il procuratore è consapevole del fatto che l’opera di ricostruzione dovrà andare avanti a ogni costo e che non potrà essere fermata solo per timore della mafia: l’unico modo per combatterla è restare vigili e avvalersi di tutti gli strumenti che la legge italiana può mettere a disposizione.

Al momento, il governo sta apportando modifiche al Codice Antimafia. La speranza di Alfonso è che il documento venga approvato in tempi brevissimi, proprio per garantire protezione ad un territorio già duramente provato.

Fonte: Due Righe