In gravidanza molti sono gli esami cui le donne dovrebbero sottoporsi. L’integrato fa parte dei test facoltativi, non invasivi, che non comportano alcun rischio per la salute della madre e del feto. È però un test di tipo statistico, cioè la diagnosi finale non è attendibile al 100%, ma al 93%.

Il test integrato verifica se un bambino sia affetto o meno da sindrome di Down e da altre anomalie cromosomiche, e comprende anche lo screening di alcune malformazioni del sistema nervoso (difetti aperti del tubo neurale) e di altri organi. In Italia e nel resto del mondo è molto variabile l’approccio all’integrato, forse proprio perché di tipo statistico: nella regione Piemonte, ad esempio, lo si fa fare a tutte le donne ed è gratuito, come anche in America, mentre in Lombardia se una donna decide di sottoporvisi le spese non sono coperte dallo Stato.

Il test integrato si svolge in due trimestri della gravidanza: all’inizio ci si sottopone al test combinato, poi nel secondo trimestre, precisamente dopo la 24esima settimana, si fa un ulteriore prelievo di sangue che va a studiare un altro tipo di ormone. Come già sottolineato, questo test ha un indice predittivo positivo maggiore del test combinato, ma è molto discusso perché fino alla 24esima settimana la mamma è costretta a vivere in un limbo, pur sapendo che non va incontro ad una diagnosi certa. Molte donne, non a caso, già stressate e stanche, lo definiscono “inutilmente ansioso”.

credit image by bies via photopin cc