{#The Bourne Legacy} è il quarto capitolo della serie dedicata ai romanzi di Robert Ludlum ed Eric Van Lustbader; dietro alla cinepresa c’è per la prima volta Tony Gilroy, già però impegnato nel ruolo di sceneggiatore nei primi tre episodi iniziati nel 2002. Non è un sequel ma piuttosto un prequel con velleità di contemporaneità con i fatti narrati in precedenza, quelli legati a Jason Bourne, l’ex agente della CIA alla ricerca del proprio passato e della propria identità, in una corsa mozzafiato contro il tempo e contro i pericolosissimi killer che lo braccano senza pietà.

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Nei panni della nuova cavia della CIA c’è {#Jeremy Renner}, candidato all’Oscar ben due volte come “Miglior Attore” e “Miglior Attore Non Protagonista” rispettivamente per The Hurt Locker e The Town; a lui è toccato raccogliere l’eredità lasciata da {#Matt Damon}, il Bourne che ha messo a nudo il programma dell’agenzia governativa statunitense. Al suo fianco c’è Rachel Weisz, la dottoressa Marta Shearing coinvolta nel progetto; il ruolo dell’antagonista è invece tutto di Edward Norton, altro apprezzatissimo volto nei panni del colonnello Eric Byer.

Rivelato da Jason Bourne, il programma Treadstone è ormai sulla bocca di tutti; alla CIA non resta dunque che celare alla luce del sole le altre operazioni utilizzati per la formazione delle spie al servizio del governo USA. Successore del precedente Treadstone è Outcome, il nuovo programma che ha tra i suoi agenti Aaron Cross (Jeremy Renner); per difenderne la segretezza, è stato chiamato Ric Byer (Edward Norton), figura legata in maniera indissolubile ai due programmi e all’agenzia di ricerca NRAG messa a rischio dalla possibile rivelazione dei piani governativi. Quando il rischio si concretizza, Byer scende in campo con tutti i mezzi a sua disposizione: i legami tra il caso Bourne e i suoi interessi non possono di certo finire sotto la luce del sole, anche al costo di cancellare dalla faccia della terra scienziati e agenti implicati nella vicenda.

Un’evoluzione che di certo non passa inosservata, quella di The Bourne Legacy, capace di affrancarsi dal ruolo limitante di film d’azione per diventare una vera e propria lotta per la sopravvivenza, interpretata da un bravissimo Jeremy Renner. C’è molta tensione nella pellicola di Tony Gilroy, aiutata anche dal montaggio del fratello John, che riesce a creare l’atmosfera adatta per affrontare le scottanti rivelazioni per mano di Cross e di tutti coloro che, nel corso del tempo, sono rimasti vittima dei loschi piani macchinati dal Byer di Edward Norton.

Renner non fa di certo rimpiangere le gesta di Matt Damon, grazie soprattutto alla capacità di destreggiarsi tra le scene d’azione più scalmanate e al cardiopalma, come l’inseguimento in moto tra le strade trafficate di Manila e la sparatoria nella casa della dottoressa interpretata dalla Weisz. Memorabile, una su tutte, è la sequenza che vede l’attore faccia a faccia con un branco di lupi assetati di sangue, un combattimento feroce tra le nevi della foresta che porterà a un inatteso quando sconvolgente epilogo da non perdere assolutamente.

Fare paragoni tra i precedenti capitoli e il nuovo episodio non sarebbe corretto nei confronti di Gilroy ma, a conti fatti, The Bourne Legacy riesce a non sfigurare davanti ai suoi tre rivali. Con oltre due ore di spy-story all’ultimo respiro, la pellicola del regista statunitense riesce a tenere incollati gli spettatori alle poltrone, giocando sapientemente tra corse spericolate e lunghi dialoghi che spiegano senza fraintendimenti i macchinosi giochi di potere che hanno dominato l’esistenza di Bourne e continuano a dominare le sorti di Cross, senza deludere le aspettative di chi ha atteso con ansia quest’ultimo approfondimento su una delle saghe cinematografiche più apprezzate degli ultimi anni.