Con una lunga carriera come attore e regista, che nel 1980 gli è valsa l’Oscar per il suo esordio cinematografico dietro alla macchina da presa di “Gente comune”, Robert Redford ritorna nei cinema con “The Conspirator“, un dramma storico presentato lo scorso settembre al Toronto International Film Festival. A quattro anni di distanza da “Leoni per agnelli”, accolto in maniera piuttosto tiepida da pubblico e critica, il settantaquattrenne fondatore del Sundance Institute propone una pellicola che affonda le radici nella storia degli Stati Uniti d’America, ripercorrendo la vicenda di Mary Surratt, unica donna processata nel complotto per l’omicidio del sedicesimo Presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln.

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Per “The Conspirator”, Redford si è affidato a un cast notevole, tra cui spuntano i nomi di Robin Wright e James McAvoy nei ruoli dei due protagonisti, Mary Surratt e l’avvocato ed eroe di guerra Fredrick Aiken che nonostante l’iniziale ritrosia prende in carico la sua difesa. C’è anche Evan Rachel Wood, capace di emergere nonostante la piccola ma importante interpretazione di Anna Surratt, che insieme Kevin Kline e Tom WIlkinson, il segretario della guerra di Lincoln e mentore di Aiken completa il poker di attori principali.

In seguito all’omicidio di Abramo Lincoln, otto persone sono accusate di aver cospirato per la sua morte, oltre quella del suo Vicepresidente e del suo Segretario di Stato. Tra di loro c’è un’unica donna, Mary Surratt (Wright), proprietariaria della pensione in cui il figlio John (Johnny Simmons), l’attore e assassino John Wilkes Booth (Toby Kebbel) e gli altri si sono incontrati per pianificare la cospirazione. Scelto dall’avvocato e senatore Reverdy Johnson (Wilkinson), il giovane eroe di guerra Fredrick Aiken (McAvoy) si ritrova a difendere la Surratt in un duro processo tenuto davanti al tribunale di guerra nonostante il suo iniziale dissenso, arrivando a scontrarsi anche con la giovane fidanzata Sarah Weston (Alexis Bledel) e l’amico e veterano di guerra Nicholas Baker (Justin Long).

Dietro al dramma vissuto da un’America profondamente piegata dalla Guerra di secessione, Redfort analizza nel dettaglio uno degli avvenimenti più sconvolgenti della storia recente della sua nazione, senza aver mai alcuna aspirazione revisionista. Superando una prima parte a tratti lenta, densa di dettagli spesso in bilico tra cinematografia e lezione scolastica, il film mantiene un ritmo sostenuto con un’eleganza d’altri tempi, anche grazie alla virata stilistica della fotografia nei toni del seppia. Newton Thomas Sigel, direttore della fotografia de “I soliti sospetti” oltre che dei primi due “X-Men”, riesce a riprodurre le atmosfere dell’epoca anche grazie a un sapiente uso di drammatici chiaroscuri, di grande impatto soprattutto nelle scene girate nella prigione in cui è rinchiusa una Robin Wright fin troppo contenuta, scelta che purtroppo non le consente di esprimere al meglio tutta l’emotività del personaggio, risultando così fin troppo fredda e distaccata.

Il plauso maggiore va senza dubbio a James McAvoy, lontano dai toni del buono stereotipato di “X-Men – L’inizio” arrivato nelle sale italiane con qualche giorno d’anticipo rispetto a quest’ultima interpretazione, protagonista dilaniato dai sentimenti contrastanti che lo pervadono per tutti i 110 minuti della pellicola. È proprio lui a concentrare l’essenza assoluta del film, subendo la pressione del contrasto tra il desiderio di vendetta contro coloro che hanno minato la stabilità dell’ideale per il quale ha sfidato la morte durante una dura e sanguinosa guerra e la necessità assoluta di assicurare un processo giusto andando contro tutto e tutti, in nome della purtroppo bistrattata giustizia.

Nonostante l’evidente connotazione storica, “The Conspirator” riporta sotto i riflettori l’immagine della vittima sacrificale scelta per veicolare le ire di una nazione, indipendentemente dalla sua colpevolezza o innocenza. Una tematica piuttosto sentita e discussa ancora oggi negli Stati Uniti, nonostante siano passati quasi 150 anni da quel processo ormai impresso nella memoria e nei libri di scuola.