Cosa ci fa un Dior in un paesino sperduto nella brulla pianura australiana lontano diverse centinaia di chilometri da Melbourne in una notte di un non ben precisato anno del dopoguerra? È un mistero che viene presto svelato dopo le prime scene di The Dressmaker, pellicola diretta da Jocelyn Moorhouse e nelle nostre sale dal 28 aprile.

A indossare questo e tanti altri splendidi vestiti ispirati alla sensazionale moda degli anni Cinquanta è una Kate Winslet in stato di grazia: l’attrice (un Oscar per “The Reader”, un Grammy per “Listen to the Storyteller” e un Emmy per “Mildred Pierce”, e se vincesse anche un Tony, per il teatro, entrerebbe a far parte degli EGOT – vincitori di Emmy, Grammy, Oscar, Tony – che al momento sono solo 12) è Tilly Dunnage, una affascinante e talentuosa sarta e creatrice di moda che, dopo anni trascorsi in diversi atelier di moda parigini, torna in Australia per stare accanto alla madre, una donna malata ed eccentrica interpretata da una altrettanto strepitosa Judy Davis, e soprattutto per vendicarsi sugli abitanti di Dungatar per le angherie subite. Ed è proprio grazie alla sua Singer che si compirà la sua rivalsa, facilitata dalla vanità delle donne del paese.

Galleria di immagini: The Dressmaker, le foto del film

La stessa Kate Winslet ha spiegato: “Tilly si è formata in Francia, con Balenciaga, Dior e Vionnet. Gli abitanti di Dungatar non capiscono quanto siano magiche e meravigliose le sue creazioni. I suoi abiti sono dei doni e, al tempo stesso, hanno il sapore della vendetta. Da pallide e monotone quali sono all’inizio, le donne di Dungatar alle fine sembrano pronte per il red carpet”.

Così, attraverso le sapienti mani di Tilly, sullo schermo si materializza lo scenario che ha caratterizzato la haute couture degli anni Cinquanta, quando da una parte Christian Dior, con il “new look”, proponeva l’immagine di una donna strizzata in corsetti e stringivita d’antan, dall’altra Vionnet e Balenciaga usavano tessuti caldi e pregiati per avvolgere il corpo, mettere in risalto i pregi e camuffare i piccoli difetti.

Per questo, la costumista Marion Boyce ha concepito oltre 350 costumi per tutto il cast tranne che per Tilly, i cui abiti sono stati disegnati da Margot Wilson. Cruciali sono i dettagli, anche se spesso sfuggono alle telecamere, e tra questi la biancheria vintage. Alcuni costumi, poi, vengono da collezioni private internazionali. “A ogni ispirazione ho aggiunto un tocco ‘tipico’ di Tilly. Da questo punto di vista, Kate è l’ideale, ha un corpo perfetto per la moda degli anni ’50. Creare i suoi abiti è stato come realizzare un grande sogno“, ha spiegato la costumista.

Tra tutti gli abiti, resta particolarmente impressa la creazione in rosso con cui la protagonista si presenta alla cittadinanza: un abito meraviglioso, a cui è abbinato un soprabito e un paio di tacchi, tutto rigorosamente in rosso fuoco. Completano il look occhiali scuri e sigaretta. Un abito vistoso, ma anche fine ed elegante, che riesce a non scadere nell’ovvio o nel banale. Il tessuto era stato acquistato da Margot Wilson venti anni prima a Milano e conservato gelosamente nel suo archivio di tessuti e scampoli.

Una scelta che ha fatto dire alla Winslet: “Che onore indossare un abito così bello! È bellissimo lavorare con una costumista come lei, disposta a sacrificare una parte tanto importante del proprio archivio, del proprio passato. È stato un privilegio portare addosso un pezzo di storia, della sua storia”.

Ed è proprio grazie al lavoro superbo delle due costumiste che un film altrimenti lento e in parte non del tutto riuscito diventa un grande affresco capace di coinvolgere in un viaggio appassionante tra le suggestioni della Haute Couture parigina del dopoguerra: un tuffo tra le pagine di un Vogue d’epoca riservato a patiti di moda.