Il The Economist torna ad attaccare il Presidente del Consiglio dopo la famosa copertina di qualche anno fa, quando definì Silvio Berlusconi come totalmente incapace di governare. Nel numero in edicola domani il quotidiano britannico si spingerà addirittura oltre, definendo Berlusconi come l’uomo che “ha fregato un paese intero”.

Parole eloquenti per definire la preoccupazione dell’estero nei confronti della nostra nazione, ormai considerata come patria della corruzione e del sessismo, un vero covo del malaffare. L’occasione è uno speciale che la rivista dedica ai 150 anni d’Italia, dove ci si lascia andare a considerazioni funeste sulla politica dello Stivale.

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È il giornalista John Prideaux ad addentrarsi nell’analisi italiana. Cercando di dimenticare i numerosi scandali che hanno coinvolto la nazione, ultimi in ordine cronologico la “lurida saga” del Rubygate con il suo bunga bunga, il The Economist sostiene come il fallimento di Berlusconi sia anzitutto economico:

“L’Italia ha un problema di produttività, ha bisogno di alcune riforme. Se guardiamo agli ultimi dieci anni e più, dimenticando tutti gli scandali, il “Bunga Bunga”, lo scontro con i magistrati, il problema è che c’è stato un disastro da un punto di vista economico. Berlusconi è arrivato al potere con l’idea di essere un imprenditore di successo in grado di fare le riforme economiche, ma poi non le ha fatte e il Paese ha sprecato tempo prezioso”.

Un’ipotesi che sarebbe confermata dai dati di crescita del PIL italiano, uno dei più bassi di qualsiasi nazione occidentale e, non ultimo, anche di alcuni Paesi del terzo mondo:

“L’Italia ha il più basso tasso di crescita di tutti gli altri Paesi del mondo occidentale. Tra il 2000 e il 2010, il PIL italiano è cresciuto in media dello 0,25% all’anno, un dato allarmante, migliore solo rispetto a quello di Haiti o dello Zimbawe. E nonostante l’Italia abbia saputo evitare il peggio durante la recente crisi finanziaria globale, non ci sono segnali di una possibile inversione di tendenza”.

La mancata crescita economica, di cui il maggiore imprenditore italiano non sarebbe stato in grado di farsi carico, deriverebbe dal continuo svuotamento delle istituzioni che, anziché migliorare la Nazione, sono impegnate nella risoluzione di interessi particolari e particolaristici, come il conflitto di interessi o i processi a carico del Premier. La testata, tuttavia, tiene a ribadire come non tutto sia perduto: basterebbe dire addio a Berlusconi, infatti, per ritornare in carreggiata senza “troppo sforzo”.

“L’Italia resta un Paese civilizzato, ricco, senza conflitti. Il successore di Berlusconi potrebbe introdurre alcuni immediati miglioramenti con poco sforzo e dovrà sicuramente metter mano alla legislazione sul lavoro che favorisce gli anziani, per superare una gerontocrazia istituzionalizzata. […] Gli italiani devono dunque smettere di incolpare i morti per le loro difficoltà, devono svegliarsi, magari con una tazzina di quel delizioso caffè che solo loro sanno fare così bene”.