Alta sulla città, in cima a un’imponente colonna, si ergeva la statua del Principe Felice“: si apre così The Happy Prince, il film su Oscar Wilde scritto, diretto e interpretato da Rupert Everett. Intuizione poetica e densa di senso quella del titolo, tratto dalla favola forse più famosa (insieme a Il gigante egoista e Il fantasma di Canterville) dello scrittore irlandese, che accompagna ritmicamente e narrativamente il racconto dei suoi ultimi anni di vita.

Girato tra la Francia, la Germania, il Belgio e Napoli, il primo lungometraggio come regista dell’attore britannico vanta la collaborazione di un cast tecnico formato da molti italiani, tra cui i costumisti Maurizio Millenotti e Giovanni Casalnuovo, e Luigi Rocchetti al trucco e Francesco Pegoretti, parrucco. Nel cast artistico, Colin Morgan, Edwin Thomas, Colin Firth, Emily Watson e Tom Wilkinson.

(Foto: courtesy press office)

La trama di The Happy Prince

Oscar Wilde (Rupert Everett) trascorre gli ultimi giorni della sua vita nella stanza di una modesta pensione parigina: i ricordi riaffiorano dal passato come un sogno vivido, trasportandolo in altri anni e in altri luoghi. Rivive la fatale relazione con Bosie (Colin Morgan) e le loro fughe attraverso l’Europa, come il grande rimorso per aver travolto la moglie Constance (Emily Watson) e i figli nello scandalo seguito ai lavori forzati per sodomia. Ad accompagnarlo in questo ultimo viaggio solo la dedizione di Robbie Ross (Edwin Thomas) e l’affetto del fedele Reggie Turner (Colin Firth).

(Foto: courtesy press office)

The Happy Prince, il film su Oscar Wilde: la recensione

Dieci anni nel cassetto di Rupert Everett è restata la sceneggiatura di The Happy Prince: tanto c’è voluto per trovare dei finanziatori che credessero nel progetto di portare sul grande schermo gli ultimi anni parigini di Oscar Wilde, quelli dopo il trionfo e la rovina, dopo la prigione e la disastrosa fuga a Napoli con l’amante di sempre.

Lo avessi scritto 5 anni prima, quando ero ancora un attore famoso, forse avrei trovato i soldi più facilmente“, ha detto alla stampa un Rupert Everett sorridente e ironico durante la conferenza di presentazione del film a Roma.

Successo e caduta, appunto. Ed è proprio nel gioco di specchi e di rimandi – tanti letterari (of course…) – che risiede molta della forza emotiva di questo bel lungometraggio, ben diretto – malgrado ogni tanto il novello regista ceda a qualche vezzo retorico di troppo – ma soprattutto ben scritto e ben interpretato. Non solo da un protagonista particolarmente in parte nel ruolo della stella del firmamento letterario di fine Ottocento tramontata dopo la condanna per omosessualità, ma anche da tutti gli attori che a lui gravitano intorno, dal giovane e bellissimo Bosie (facile ritrovare nei suoi tratti quelli del Tadzio di viscontiniana memoria) al più contrito e infelicemente innamorato Robbie fino al Reggie a cui Colin Firth regala un sarcasmo british decisamente irresistibile.

È un amore autentico per l’autore de La ballata del carcere di Reading che muove Rupert Everett dalla fase di scrittura a quella interpretativa: una passione che traspare e che contagia, che è facile viatico verso le tante opere lette di Wilde. “Each man kills the thing he loves” e a volte, suggerisce l’attore, l’autodistruzione è figlia dell’aver amato troppo se stessi.

Non mi interessava mettere in scena l’icona tante volte rappresentata al cinema, perché sarebbe stato un ritratto a una dimensione. Ho preferito, invece, renderlo umano, mostrare come fosse incapace di non giocare con le persone per l’eccesso di amore nei propri confronti, ha spiegato ancora Everett. Era o no, d’altronde, il grande autore di celeberrimi aforismi come l’abusatissimo “posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni“? A ognuno le sue suggestioni, insomma, a ciascuno le sue riflessioni, come compete a un’opera – cinematografica o letteraria che sia – riuscita.

Da non perdere questo ritratto appassionato di Oscar Wilde, cercando se possibile la versione originale per poter assaporare fino in fondo la bravura degli interpreti e la ricchezza della lingua dello scrittore tanto spesso omaggiata. Arduo, una volta a casa, non tornare a leggere quel piccolo capolavoro della letteratura per ragazzi che dà il titolo al film, quella parabola tragica e bellissima sulla vanità e sulla compassione che la penna di Oscar Wilde ha dedicato ai suoi figli e lasciato in eredità al mondo.

(Foto: courtesy press office)

The Happy Prince: uscita e trailer

The Happy Prince, il film su Oscar Wilde scritto, diretto e interpretato da Rupert Everett, è in sala dal 12 aprile nei cinema italiani distribuito in 150 copie da Vision Distribuition. È stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2018.