Anticipato da critiche, accuse e allusioni alla setta di Scientology, The Master di Paul Thomas Anderson giunge finalmente sui grandi schermi italiani dopo la presentazione alla 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove il film è stato presentato in concorso nella sezione ufficiale. Un’occasione d’oro per il regista di Boogie Nights – L’Altra Hollywood e Il Petroliere, visto che la partecipazione gli è valso anche il Leone d’argento per la miglior regia, oltre a una nomination per il Leone d’oro come miglior film.

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Galleria di immagini: The Master

Come protagonisti del suo The Master, il regista statunitense ha scelto due interpreti d’eccezione: Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman, già premio Oscar nel 1996 per la sua interpretazione in Truman Capote: A Sangue Freddo di Bennett Miller; per entrambi la pellicola ha fruttato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile al Festival di Venezia 2012. Nel ruolo della moglie di Hoffman Mary Sue Dodd c’è invece Amy Adams, scelta dopo l’idea iniziale di scritturare l’attrice Reese Witherspoon.

Freddie Quell (Phoenix) è un marinaio reduce dalla seconda Guerra Mondiale, rimasto ormai senza valori e senza certezze nella propria esistenza. Trascorrendo i giorni tra sbornie e risse, s’imbatte di Lancaster Dodd (Hoffman), leader de la Causa, gruppo basato sulle ricerche spirituali del suo stesso capo. Completamente affascinato dal suo nuovo incontro, Freddie si unisce subito ai seguaci di Dodd, eleggendolo a sua guida.

Se lo scopo unico della presenza in sala è quello di ricercare affinità e divergenze con Scientology, è meglio risparmiarsi il viaggio fino al cinema; c’è ben altro nella pellicola di Paul Thomas Anderson, ovvero una ricerca sul ruolo costituito dalla religione, o suoi blandi surrogati, e quello di chi ci si aggrappa strenuamente alla ricerca di una propria identità. In un mix di psicanalisi, religione e sostegno nei confronti dei suoi adepti, la Causa di Lancaster Dodd riesce ad ammaliare la mente debole di Freddie, provata da troppe difficoltà e troppo alcool; sarà la sua accettazione a spingerlo a elevare a guru il suo “maestro” che, con la scusa d’insegnargli a camminare con i suoi piedi, non fa altro che imbrigliarlo e legarlo a sé con un sottile filo fatto di vera e propria dipendenza.

Con tanti punti a favore e qualche inevitabile pecca, dalla durata eccessiva di quasi due ore e mezza fino a una ricerca stilistica che spesso rischia di soffocare la narrazione stessa, The Master amalgama tutti i suoi elementi producendo un risultato valido e interessante. Anche la colonna sonora fa la sua parte, composta dal chitarrista dei Radiohead Jonny Greenwood, alla seconda collaborazione con Anderson dopo Il Petroliere, datato 2007.

Tra i titoli più attesi dell’ultima edizione del Festival di Venezia, The Master unisce le impeccabili interpretazioni dei suoi protagonisti Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman a una cura certosina dei dettagli, con un gusto particolarmente oculato per le ricostruzioni delle ambientazioni e il realismo delle scene. Un’attenzione che si riscontra anche nella scelta di girare quasi interamente in 65 mm e resa ancora più dettagliata dalla fotografia di Mihai Malăimare Jr., per la prima volta nella filmografia di Anderson al posto di Robert Elswit.