La Palma d’Oro del 64° Festival di Cannes è andata a “The Tree of Life” di Terrence Malick. Nonostante i pareri contrastanti riscontrati a fine proiezione, il pubblico si è diviso in maniera piuttosto equa tra fischi e applausi, il film si è aggiudicato l’attesissimo premio superando senza alcuna esitazione gli altri titoli in concorso.

Il regista, che dal 1973 si tiene ben lontano dagli occhi indiscreti della stampa astenendosi dal rilasciare interviste o dal presentarsi alle anteprime, ha delegato i due produttori Bill Pohlad e Dede Gardner di ritirare l’ambito premio, annunciato dal presidente di giuria Robert De Niro.

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Nulla di fatto per gli italiani. Tornano a casa a mani vuote “Habemus Papam” di Nanni Moretti e “This must be the place” di Paolo Sorrentino, nonostante entrambi avessero fatto ben sperare con le rispettive interpretazioni di Michel Piccoli e Sean Penn, il quale, in fin dei conti, ha potuto raccogliere la sua parte di consensi grazie al ruolo di Jack nel visionario film di Malick.

Migliore attore e miglior attrice sono Jean Dujardin per “L’artista” del francese Michel Hazanavicius, il quale si è presentato a Cannes con un film quasi completamente muto in totale rispetto della collocazione storica e dell’ambientazione, e Kirsten Dunst per “Melancholia” di Lars Von Trier che, nei giorni scorsi, si è fatto notare più per il suo infelice discorso filonazista che gli è costato l’allontanamento immediato dalla kermesse, che per il titolo in gara.

Il Gran Premio Speciale della Giuria, il secondo in ordine d’importanza dopo la Palma d’Oro, è andato a ben due film che si sono classificati ad ex-aequo, ovvero “Once Upon a Time in Anatolia” del turco Nuri Bilge Ceylan e “Le Gamin au vélo” di Jean-Pierre e Luc Dardenne. I due fratelli belgi si erano già aggiudicati il premio più importante in altre due diverse occasioni, nel 1999 con “Rosetta” e nel 2005 con “L’Enfant”. Il Premio della giuria è andato invece a “Poliss” dell’attrice e regista Maïwenn Le Besco. Tra gli altri premiati ci sono poi il danese Nicolas Winding Refn per “Drive” con Ryan Gosling e l’israeliano Joseph Cedar per la sceneggiatura di “Hearat Shulayim“.