Dopo due anni di attesa rispetto alla data prevista, sbarca finalmente nei cinema il nuovo film del regista statunitense Terrence Malick, “The Tree of Life“, presentato in concorso al 64° Festival di Cannes dove è stato accolto da pareri contrastanti, dividendo il pubblico presente in sala tra fischi e applausi. Trascorsi sei anni dalla sua ultima fatica, “The New World – Il nuovo mondo”, Malick torna con un film poetico e visionario, ben lontano dai consueti canoni narrativi e didascalici ma dall’impronta estetica del tutto impeccabile.

Galleria di immagini: The Tree of Life

Per l’occasione, il regista si è affidato a un particolarissimo cast che ha avvicinato volti più o meno noti di Hollywood a tre giovanissimi esordienti, scelti tra oltre 10.000 candidati dopo un anno di ricerche nelle scuole del Texas e dell’Oklahoma. L’esperienza e il talento del premio Oscar Sean Penn, di Brad Pitt e Jessica Chastain, nel ruolo dei coniugi O’Brien, si fondono con le doti innate di Hunter McCraken, Laramie Eppler e Tye Sheridan, che nel film interpretano i figli della coppia, specchio delle diverse e antitetiche nature dei loro genitori.

La storia degli O’Brien, una famiglia del Midwest degli anni cinquanta, viene rivissuta attraverso lo sguardo di Jack (Penn) che, ormai adulto e disilluso, decide di affrontare un profondo e drammatico viaggio interiore alla ricerca del significato della vita e delle sue origini. Jack rivive così i ricordi della sua infanzia, dal suo difficile rapporto col burbero padre(Pitt), immagine della forza impetuosa della natura, all’amore incondizionato della madre (Chastain), simbolo della grazia e della misericordia, per lui e i suoi due fratellini. Sono proprio le sue memorie a guidare sul cammino della comprensione dell’esistenza, partendo dal suo microcosmo familiare per arrivare alla storia della Terra e dell’universo, dallo spettacolo della creazione alle forze distruttive della Natura, generosa e allo stesso tempo brutale, che ne regolano l’esistenza.

Ben 139 minuti di pellicola accompagnano lo spettatore in uno spaccato di vita nel senso più ampio del termine, proponendo un percorso dalle forti valenze filosofiche e dalla struttura simile ai movimenti di una sinfonia, anche grazie alla formidabile e suggestiva fotografia di Emmanuel Lubezki, già candidato all’Oscar per “The New World”, e alle musiche evocative di Alexandre Desplat che, per l’occasione, si è lasciato ispirare dal trasporto emotivo di alcuni maestri quali Hector Berlioz e György Ligeti, noto in particolare per le sue composizioni usate per capolavori come “2001: Odissea nello spazio”, “Shining” e “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick.

Di particolare rilievo è anche il lavoro svolto da Douglas Trumbull, noto soprattutto per aver creato gli effetti speciali di alcuni film cult come il già citato “2001: Odissea nello spazio” e “Blade Runner“. Grazie alle sue capacità, Trumbull è riuscito a creare un’armoniosa commistione di computer grafica ed effetti a acquerello, senza che lo spettatore riesca a cogliere alcuna differenza tra di esse grazie al sapiente impiego di cineprese ad alta velocità.

“The Tree of Life” è sicuramente un film che va affrontato con il giusto spirito e la corretta predisposizione mentale lasciando a casa pregiudizi e preconcetti, non da evitare ma da accogliere proprio per la sua diversità, cogliendo l’occasione di trovarsi davanti a un prodotto ricercato e inconsueto come raramente accade. Un’odissea che trascende l’esistenza umana, un caleidoscopio di colori, suoni e immagini che riflettono perfettamente la venerazione di Malick nei confronti del mistero della vita.