Ai tempi d’oggi si va, per molte persone, continuamente alla ricerca della bellezza, in tutti i modi possibili e immaginabili, anche se dannosi per il nostro organismo. Sarà forse anche colpa degli standard dettati dai mass media, ma è davvero frequente sentir dire che “ci si sente brutte”.

Quello che molti non sanno, però, è che alle volte il vedersi e il sentirsi brutti non è solo sintomo d’insicurezza ma anche di una vera e propria patologia. Questo, infatti, è quanto emerso da una ricerca condotta da alcuni psichiatri dell’Università di Los Angeles.

Si chiama sindrome dismorfica ed è una patologia psicologica, nella quale il cervello elabora in un modo distorto l’immagine del proprio volto, inducendo le donne a vedersi brutte. Tale sindrome colpisce l’1-2% della popolazione e una volta su quattro porta addirittura al suicidio. Molte persone affette da questa patologia ricorrono alla chirurgia estetica per risolvere il difetto sul quale si sono fissate, ma dopo l’esito positivo dell’operazione l’oggetto della fissazione diviene un altro difetto, sia questo reale o immaginario.

Le ricerche condotte a tal proposito si sono avvalse della risonanza magnetica funzionale: sono state infatti messe a confronto 17 donne affette dal disturbo con 17 donne sane. In particolare, gli scienziati hanno sottoposto alla loro attenzione fotografie del proprio volto e quelle di personaggi famosi: al momento della visualizzazione, sono emerse nel cervello delle persone affette da dismorfofobia diverse anomalie (relative a varie aree neurali) sia nei centri della visione che nel sistema frontostriatale.

Resta da capire se queste disfunzioni siano innate o vengano acquisite nel tempo, e, in quest’ultimo caso, quali sono i fattori scatenanti questa malattia.

Qui di seguito vi proponiamo un video che aiuta a far capire come cambia, in queste persone, la percezione del proprio corpo e ricorda come spesso la dismorfofobia, se orientata più verso il corpo che verso il volto, si accompagni ad un’altra patologia altrettanto terribile: l’anoressia.