Il ticket sanitario cede il passo a una franchigia che dovrebbe andare dal 2 al 4 per mille sui redditi familiari: è questa la novità per chi si rivolge alla sanità pubblica. Non sarà più la patologia a incidere sui costi della famiglia per la salute, ma solo il reddito, e anche chi ha una malattia cronica dovrà pagare in base a quello che ha, non in base a quello di cui è affetto.

La nota positiva è che oltre al ticket sanitario non ci saranno novità per la tanto temuta tassa sul cibo spazzatura, bensì solo una piccola tassa di tre centesimi per ogni lattina di bibite gassate e zuccherate, una misura che serve per tagliare la spesa pubblica e riutilizzare i proventi per a interventi sanitari mirati, come la creazione di nuove strutture e a campagne volte a stimolare corretti stili di vita.

Secondo quanto scelto dal governo con il suo Patto della Salute, la scelta dell’eliminazione del ticket in favore della franchigia risponderebbe a dei criteri di trasparenza ed equità: solo che tutti sanno che di fronte a una malattia cronica, i ricchi e i poveri sono spesso sullo stesso livello. Ma come funzionerà? È difficile dirlo da ora, sebbene si può fare una semplice stima.

In pratica si dovrà stabilire un contributo massimo, fino al quale le prestazioni sanitarie si pagheranno interamente, mentre quando si supera quel tetto, tutti i contributi sarebbero a carico dello stato. L’idea è in fieri, perché si vuole rendere molto più progressiva in base al reddito, che non un semplice conteggio di questo 2 o 4 per mille.