Torino: la fiaccolata organizzata sabato per il presunto stupro di una sedicenne nel quartiere delle Vallette è degenerata in un attacco di stampo razzista al campo rom della Continassa, incendiato e distrutto dalla folla.

Solo quando era ormai troppo tardi la ragazzina ha confessato di aver inventato tutto, di aver denunciato uno stupro mai avvenuto a opera di due rom per non dover ammettere coi genitori di aver avuto un rapporto sessuale con il suo ragazzo.

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Per l’assalto sono stati finora arrestati un uomo di 59 anni e un ragazzo di 20 con l’accusa di danneggiamento aggravato, altri sono stati identificati e le indagini continuano nell’ambiente del tifo organizzato: la presenza di ultras juventini tra i partecipanti all’assalto ha infatti fatto pensare che il raid fosse organizzato dai tifosi, che si riuniscono presso il poco distante nuovo stadio della Juventus; per il momento, però, non c’è ancora niente di verificato in proposito.

Preoccupazione e condanna sono state espresse dal sindaco Piero Fassino, che aveva recentemente affrontato la spinosa questione della presenza dei rom a Torino.

«Il raid è la spia di una situazione di grande difficoltà e disagio. Bisogna affrontare le ragioni che hanno provocato questo scoppio d’ira».

Condanna anche da parte del ministro degli Interni Annamaria Cancellieri, che giudica inammissibile il giustizialismo e la vendetta fai-da-te. Particolarmente scossi i rappresentanti dell’ambiente ecclesiastico e parrocchiale della zona, primo fra tutti mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino. Sconvolti dalla furia razzista anche don Fredo Olivero, direttore della pastorale Migranti del Piemonte, e don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, che hanno visitato oggi il campo rom distrutto.

Ciò che rimane il giorno dopo, è lo shock in una città come Torino, che fa vanto delle proprie politiche di accoglienza e tolleranza, e in cui invece covano razzismo, odio e violenza, alimentate dal disagio sociale delle zone periferiche. Allo shock si accompagna la paura di rappresaglie da parte dei nomadi, che si sono visti aggredire senza motivo e che ora non hanno più nulla.

Resta anche l’assoluta gravità dell’attacco indiscriminato al diverso, che non sarebbe stato meno odioso se lo stupro fosse avvenuto davvero; oltretutto è necessario interrogarsi su che tipo di ambiente familiare oppressivo possa portare oggigiorno una ragazzina a preferire di inventare uno stupro piuttosto che ammettere di aver fatto l’amore contro la volontà della famiglia.

Fonte: La Stampa