La toxoplasmosi è una zoonosi causata dal Toxoplasma gondii, un protozoo intracellulare obbligato. Si tratta di un organismo ubiquitario che esiste in tre forme:

  • l’oocita che viene escreto dalle feci dei gatti infetti;
  • la forma proliferativa (trofozoita o tachizoita);
  • la forma cistica (cistozoite) che si trova nei tessuti degli animali infetti.

L’ospite definitivo è il gatto, che viene infettato per ingestione di carne infetta o tramite ingestione di oociti escrete da altri gatti. Le oocisti escrete con le feci sono infettive e possono essere isolate dal terreno frequentato dai gatti. Proprio per tale motivo, è molto importante che le donne in gravidanza stiano lontane dalla sabbia dei gatti e dalle loro feci. L’infezione congenita da toxoplasmosi rappresenta circa il 33% di tutte le infezioni trasmesse per via verticale e si calcola che il 50/60% delle donne in età fertile potrebbe essere suscettibile di infezione primaria da toxoplasma.  Tale infezione viene trasmessa per via orale mediante cibi poco cotti o carni crude, contenenti le cisti. Al fine di rendere le cisti non infettive, è opportuno congelare la carne a –20 °C o cuocerla a 66 °C.

INFEZIONE MATERNA

Nel primo trimestre, la percentuale di trasmissione al feto aumenta dal 20, al 54 e al 64%, dovuto al differente spessore della placenta nelle varie fasi della gravidanza.  La gravità del danno fetale è direttamente proporzionale all’età gestazionale al momento dell’infezione: quanto è più precoce l’infezione gravidica, tanto più grave sarà il danno fetale.

INFEZIONE NEONATALE

Per un neonato, l’esito di un’infezione materna da toxoplasmosi comprende anche la possibilità di morte in utero. Le tre classiche conseguenze sono: corioretinite, idrocefalo e calcificazioni intracraniche, i cui sintomi sono presenti soltanto nel 10-30% dei casi. Invece, più del 75% dei neonati è a sintomatico alla nascita e può presentare sintomi nel corso dei mesi. Altri sintomi possono essere:

  • prematurità:
  • ritardo di accrescimento endouterino;
  • convulsioni;
  • nistagmo;
  • microcefalia;
  • atrofia del nervo ottico;
  • strabismo;
  • cataratta.

PREVENZIONE

Per ridurre la possibilità di contrarre la toxoplasmosi congenita ci sono diversi accorgimenti:

  • prevenire l’infezione da carni, latte, uova (cuocere bene la carne, non bere latte pastorizzato e cuocere le uova);
  • quando si maneggia carne cruda, non toccarsi bocca e occhi e lavare bene le mani;
  • prevenire l’infezione da trasfusioni di sangue;
  • prevenire l’infezione al feto con funicolocentosi e amniocentesi;
  • identificare le donne a rischio con test di screening;
  • prevenire l’infezione da oociti secrete da gatti, disinfettando la loro lettiera con acqua bollente;
  • lavare bene frutta e ortaggi prima del consumo;
  • utilizzare guanti durante il giardinaggio.

DIAGNOSI

La diagnosi della toxoplasmosi congenita si basa su:

  • test diagnostici diretti: amplificazione del genoma e coltura cellulare;
  • test diagnostici indiretti: IFA (immunofluorescenza indiretta), ISAGA (immunoassorbimento per IgM), ELISA e test di avidità per le IgC.

Si consiglia di effettuare sempre un test di screening pregravidico e, nel caso di sospetta infezione gravidica, è fondamentale indagare la sierologia materna per identificare l’epoca di sieroconversione.

Alla nascita, per valutare la spiacevole presenza di infezione congenita, il neonato dovrà essere sottoposto ad esame sierologico per valutare il titolo delle IgM e delle IgA.

A cura di Jessica Di Giacomo

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