Come di consueto le scommesse sui titoli della Maturità 2013 sono aperte. E fra le voci di corridoio quest’anno serpeggia una possibile traccia per la prima prova sulla violenza contro le donne. Niente di sicuro, ovviamente. Ma anche la sola ipotesi, devo dire, mi aggrada.

Lo considero un microscopico, flebile ma forse significativo segnale di cambiamento. Perchè ai tempi della mia maturità, un tema simile non sarebbe mai stato partorito dal Ministero; probabilmente questo continuo fiume di parole da parte dell’opinione pubblica comincia a sortire effetti.

Far riflettere i giovani sulla violenza contro le donne mi sembra un buon punto di partenza per cambiare se non altro prospettiva; di sicuro però una traccia di maturità non rivoluzionerà lo stato di fatto. Anzi.

Diciamo che potrebbe essere uno spunto per provare a far penetrare il tema nei programmi scolastici. Un’educazione alla non-violenza e al conseguente non-maschilismo dovrebbe far parte del corredo culturale di tutti, fin dalla tenera età. Ma anche un non-famminismo-a-tutti-i-costi non farebbe male: la violenza sugli uomini, per quanto con minor frequenza, esiste e nulla la giustifica.

Forse l’unico principio che dovrebbe passare e germogliare nella testa dei giovani è che le differenze esistono come potenziale arricchimento, e non come elemento di discordia. Se imparassimo questo anche noi adulti, non ci sarebbe più nemmeno bisogno di distinguere tra femminismo e maschilismo e non sarebbe più necessario pensare, discutere e combattere contro una violenza “di genere”.

Ok. Il mio volo pindarico da una semplice traccia della maturità all’utopia è finito. Per fortuna. Sembrava di trovarsi in un romanzo di Kafka.

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