Ci sono diversi casi ormai in tutto il mondo di persone che, nonostante siano affette da una malattia sessualmente trasmissibile (MST), continuano ad avere rapporti sessuali non protetti, non comunicando la propria infezione al partner. Ma quali sono le MTS e da dove deriva questa tendenza al silenzio?

Le più importanti sono AIDS, sifilide, gonorrea e clamidia. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le MST hanno una incidenza annua di 333 milioni di casi, escludendo l’AIDS, e sono in continuo aumento, in generale, grazie anche alla maggiore mobilità e all’aumento della tendenza ad avere rapporti sessuali con più partner (con la categoria più a rischio individuata negli adolescenti tra 10 e 24 anni di età, con una notevole percentuale facente parte del Terzo Mondo).

Perché nonostante l’informazione in materia non si protegge il partner?  Un po’ per indifferenza al problema, oppure per un calo della percezione del rischio d’infezione, un po’ per paura di perdere il proprio compagno soprattutto se il contatto è avvenuto tramite tradimento, e un po’ anche per ignoranza in materia. Non mancano le ragioni inerenti alla difficoltà di ricorrere a strutture che offrono servizi di prevenzione e diagnosi.

Per quanto riguarda l’ignoranza, ci si riferisce più precisamente sia alla possibile cura della malattia in sé (da un herpes o da verruche genitali si può guarire e, in base ad un recente studio, si tratta di patologie molto comuni: su otto individui quattro donne ed un uomo ne sono affetti), che ai modi di prevenzione del contagio nonostante le campagne informative a tappeto degli ultimi anni. Vi sono poi atteggiamenti nell’area della sociopatia, fortunatamente limitati a pochi casi, di persone che deliberatamente hanno deciso di infettare il partner per sete di vendetta o per rabbia.

Più preoccupante, però, è l’aumento esponenziale di individui che, contratta una malattia in un rapporto extraconiugale, decidono di tacere il proprio status all’interno della {#coppia} originale.

Le motivazioni, tuttavia, sono tutt’altro che univoche, così come dimostrano alcune testimonianze pubblicate da Salon. Alcuni intervistati, come accennato prima, dimostrano disinteresse o disinformazione:

“Credevo tutti l’avessero, perché preoccuparsi di rivelare il mio stato?”.

Più frequente è il caso di persone che nascondono il loro status perché non vogliono essere mortificati dall’allontanamento da parte del partner attuale o quello potenziale, dato che il {#sesso} sta a significare anche accettazione psicologica. In questo caso, è il timore della stigmatizzazione ad avere la meglio sull’onestà nei confronti della persona amata.

Altri, invece, infettati sempre per infedeltà, continuano la loro vita sessuale con il proprio partner procrastinando il problema:

“Glielo dirò la prossima volta”.

Ma nonostante i rimorsi, non lo faranno mai. Altri ancora, al contrario, si astengono dal rapporto inventando scuse o facendo improvvisamente propaganda di una sana prevenzione.

Infine, le testimonianze dimostrano come per molti tacere una malattia sessualmente trasmissibile risponda alla speranza in farmaci miracolosi, spesso pubblicizzati via Internet, o peggio propinati da fattucchieri o guaritori improvvisati che, sul dolore, hanno fatto ovviamente un business. In tutti questi casi, gli individui non sentono il bisogno di comunicare al partner né il tradimento e nemmeno la patologia, perché si credono erroneamente scevri da ogni pericolo.