La storia che vi raccontiamo ha dell’incredibile: una bambina è stata forzatamente separata dalla madre subito dopo il taglio del cordone ombelicale, così come ordinato dai Servizi Sociali e dal Tribunale dei Minori di Trento. Di primo acchito, si potrebbe pensare a vicende di prostituzione e droga, come tante se ne sono viste in questi anni. In questo caso, però, l’unica colpa della giovane madre è di non essere particolarmente abbiente.

La notizia è balzata agli onori di cronaca qualche mese fa, quando i media hanno rilanciato la tragedia di una coraggiosa trentina, pronta a dar alla luce la propria bambina nonostante uno stipendio da 500 euro al mese. Per lei era scattata una vera e propria gara di solidarietà, con offerte sia di denaro che di occupazioni giustamente retribuite. A nulla, però, sono bastati questi sforzi: il Tribunale e i Servizi Sociali hanno deciso di procedere definitivamente all’adottabilità del minore, separando madre e figlia a pochissimi minuti dal parto.

I legali della donna, tramite un comunicato diffuso dall’agenzia ANSA, hanno sollevato legittimi dubbi sulle decisioni degli organi giudicanti: la giovane è stata considerata incapace di costruire una relazione genitoriale non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello della maturità emotiva. Un fatto, questo, smentito dagli stessi Servizi Sociali che, poco tempo fa, avevano ravvisato una situazione positiva che avrebbe potuto dar luogo ad una relazione assistita tra madre e figlia.

Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani, ha espresso preoccupazione per una simile sentenza che va a ledere l’importantissimo legame genitoriale che si forma nei primi mesi di vita del bambino. Inoltre, il presidente ha ricordato come l’adozione sia in questi casi, così come impone la legge, l’ultimo step di un tortuoso iter. Lungo percorso che in questa vicenda, purtroppo, è stato completamente bypassato.

La legge sancisce che lo stato di adottabilità di un minore debba essere considerato come “l’ultima spiaggia” di un lunghissimo e serissimo percorso, organizzato dal Tribunale al fine di recuperare ogni problematico rapporto tra i genitori ed i figli.

Da capire, di conseguenza, se questa vera e propria violenza psicologica per madre e figlia sia derivata da inadeguatezza dei Servizi Sociali o da poca attenzione da parte del Tribunale. Bisogna sottolineare, inoltre, come questo non sia il primo caso di separazioni forzate immotivate. Lo scorso giugno, infatti, Margherita Hack ha lanciato un accorato appello per una famiglia di Trieste che si è vista togliere la figlia ingiustamente.

Quest’ultima storia assume, oltretutto, i contorni di un vero film horror: una madre, recatasi dai carabinieri per chiedere consiglio su dei vicini rumorosi e molesti, si è vista accerchiata dagli Assistenti Sociali, i quali hanno preso in custodia la bambina di 8 mesi per affidarla a degli sconosciuti.

Vi è da chiedersi, di conseguenza, se non vi sia troppa leggerezza da parte di questi istituzioni o, nell’ipotesi più scioccante, qualche secondo fine. Così come riportato dal portale BambiniCoraggiosi, il distretto di Trieste detiene il record delle sottrazioni di minori ai genitori, con ben 246 casi in un solo anno. Gli altri distretti italiani, per controprova, si attestano su poche decine di casi nello stesso periodo di riferimento.