Un’altra edizione di Tricase Comics giunge alla fine. La fiera del fumetto, che si tiene per il terzo anno nel piccolo comune della provincia di Lecce, ha visto un grandissimo spiegamento di disegnatori all’opera in questi tre giorni, oltre a una serie di eventi collaterali come l’esibizione dei Raggi Fotonici, gli interpreti di alcune sigle dei cartoni animati che vengono trasmessi dalle reti italiane. Da segnalare anche la mostra della UILDM (Unione Italiana per la Lotta alla Distrofia Muscolare), che ha messo in evidenza con ironia le differenti facce della diversità.

Ma tra tutti i presenti, da Ketty Formaggio, colorista di uno spin off tratto da Geronimo Stilton, a Domenico Rosa, vignettista del Sole 24 Ore, al giocattolaio Prezzemolo, che ha realizzato per i bambini dei giochi fatti con materiali di recupero, abbiamo ascoltato la disegnatrice nipponica Yoshiko Watanabe, che ha lavorato con Osamu Tezuka alle serie “Kimba”, “La Principessa Zaffiro” e “Doraemon”.

Galleria di immagini: Tricase Comics 2011

La Watanabe è una persona straordinaria, dotata di acume e di una straordinaria allegria mentre racconta di sé, del suo lavoro. Parla un perfetto italiano, dato che ha sposato un nostro connazionale, e vive a Roma ormai da molto tempo. Noi di DireDonna l’abbiamo intervistata.

Come nasce un personaggio dei cartoni animati?

“Credo che per comprendere sia meglio fare un esempio. Prendiamo “La storia di Sayo”, che ho fatto un paio di anni fa: lì il modello era mia madre e poi la bambina più piccola, che si chiamava Miako, era ispirata a me da bambina. Ho riguardato delle vecchie foto per comprendere come disegnarle. In altri casi, invece, ho osservato dei bambini piccoli molto vivaci, i miei nipoti per esempio, e poi ho aggiunto una coda di cavallo, come quella che aveva Fiorello agli esordi, e ho aggiunto dei vestiti stracciati, perché la storia era ambientata in Giappone nel ‘700. Mi piace disegnare gli animali, e a volte i personaggi nascono facendo sviluppi dai disegni che via via realizzo: è così che faccio mio un personaggio, magari nato dalla penna di altri.”

Negli ultimi anni, i cartoni animati giapponesi hanno perso un po’ la poesia<: è perché il pubblico chiede questo?

“Credo sia la troppa caffeina contenuta in certe bevande per i ragazzi… (ride e le si illuminano gli occhi, ndr). Scherzi a parte, credo che sia un po’ colpa della tecnologia, dei videogiochi, che diventano sempre più violenti. La tecnologia non significa aggiungere spessore: l’altro giorno sono andata a vedere un film in 3D ed è stata una grande delusione, mi davano persino fastidio gli occhi. In qualche film il 3D aiuta, ma la tecnologia non è strettamente necessaria”.

A quale tra i suoi personaggi è più affezionata?

“Mi fanno spesso questa domanda. I personaggi non sono miei in senso stretto (la Watanabe è una disegnatrice, non una sceneggiatrice o una soggettista, ndr), ma mi sono molto affezionata alla Principessa Zaffiro. Sono passati trent’anni, ma ha sempre il suo fascino. È poesia pura.”

Invece, quale personaggio di un altro disegnatore avrebbe voluto interpretare?

“Difficile da dire, ho disegnato quasi tutti i personaggi dei cartoni giapponesi attraverso la richiesta di copyright. Avendo lavorato con Tezuka, mi sono appassionata soprattutto ai suoi personaggi. È che sono cocciuta, tutto qua.”