Con uno stile di vita sbagliato, accompagnato con una dieta poco bilanciata, abitudini alimentari completamente errate e situazioni con una carente (o del tutto assente) attività fisica è normale incorrere in valori sanguigni sballati e non a norma. Questo spesso capita per i trigliceridi (chiamati anche triacilgliceroli), gli “esteri neutri” del glicerolo ovvero delle molecole lipidiche (ricche di grassi) contenute nel sangue formate da tre acidi grassi a lunga catena.

Quelli presenti nel corpo umano per la maggior parte vengono introdotti dall’alimentazione – grassi animali e vegetali –, ma anche per una predisposizione genetica e vengono sintetizzati, in minima parte, dal fegato, per dare forza ai muscoli, mentre il resto viene lasciato da parte ed immagazzinato come semplice grasso.

Nel caso in cui questi livelli risultassero troppo alti – normalmente superiori ai 200 mg/dL – allora s’incorre in una situazione di ipertrigliceridemia. Questo con il tempo potrebbe comportare l’insorgenza di patologie coronariche cardiovascolari – tra questi l’infarto, trombosi, angina pectoris – e ancora arteriosclerosi, ipertensione, casi di sovrappeso (o addirittura obesità) e soprattutto l’abbassamento dei valori del colesterolo buono (HDL). Ecco quindi una dieta per i trigliceridi alti, ritrovare i giusti valori e vivere in salute.

Dieta per trigliceridi alti: alcuni consigli indispensabili

In genere per cercare di contrastare un livello troppo elevato di trigliceridi molto spesso non è necessario assumere dei farmaci perché basterebbe semplicemente agire sulle proprie abitudini quotidiane con una dieta o semplicemente apportando piccolo accorgimento nel proprio regime alimentare e abitudini giornaliere. Tra questi ovviamente bisognerebbe principalmente cercare di limitare l’apporto calorico giornaliero per mantenere il peso forma ed evitare le bevande alcoliche – specie superalcolici e birra – mentre il vino, grazie ad alcune sue proprietà che andrebbero a “sistemare” i livelli del colesterolo buono (HDL), può essere assunto ma in maniera moderata.

Questo potrebbe vedere anche un aumento del consumo di pietanze a base di pesce – almeno tre volte a settimana, grazie ai loro grassi polinsaturi che aiutano ad abbassare il livello dei trigliceridi, escludendo ovviamente i piatti fritti -, mentre al contrario una diminuzione di carne, sostituite da verdura e legumi almeno tre volte alla settimana. Questi ultimi particolarmente sono ricchi di fibre vegetali sono ricchi di zuccheri a lenta digeribilità, per i legumi, mentre nelle verdure aiutano a controllare l’assorbimento intestinale dei grassi.

Tra gli altri cibi da eliminare o quantomeno limitare il più possibile anche latte e formaggi – preferendo quelli con pochi grassi -, gli zuccheri semplici, tra i primi responsabili per la formazione dei trigliceridi, contenuti non solo in moltissimi cibi industriali ma anche nella frutta – specie fichi e uva -; bisogna fare attenzione anche ai grassi saturi di origine animale – tra cui burro, salumi, carne rossa e grassa, da limitare o, ancora meglio, eliminare prediligendo in alternativa le carni bianche come il pollo, il tacchino e il coniglio.

Sempre essenziale come per ogni stile di vita salutare è anche svolgere dell’attività fisica, non esagerata, ma l’importante è che venga svolta in maniera costante: questo perché contribuisce mantenere tutti i valori – specie, appunto, i trigliceridi – a dei livelli considerati nella norma e contribuisce a tenere il proprio peso sotto controllo, bruciando grassi ed aumentando il lavoro svolto dagli enzimi per digerire i trigliceridi. Per questo anche un’ora di camminata all’aperto al giorno potrebbe essere di grande aiuto, mentre per chi prende l’attività sportiva più seriamente può praticare della corsa all’aria aperta o un corso di nuoto.