Se non fosse che il regista di “The social network” è anch’esso inglese, forse avrebbe fatto l’en plein. In ogni caso, sabato è stata una notte magica per Colin Firth e Il discorso del re, la pellicola che insieme alla storia di Facebook raccontata da David Fincher sta passeggiando su tutti i red carpet del mondo.

I Bafta sono andati all’attore inglese, vincitore della statuetta anche l’anno scorso per “A single man”, a Geoffrey Rush e Helena Bonham Carter (suoi compagni sul set) e al film intero. Fincher si è aggiudicato il premio per la regia.

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Ma è stato il discorso, questa volta dell’attore vero, non di re Giorgio VI, ad aver strappato applausi per lo humour tipicamente britannico, come ha evidenziato oltreoceano anche il New York Times.

“Sono felice di essere qui, grazie Bafta. Coerente con il fatto che quasi ogni punto di svolta nella mia vita si è imperniata sul banale e l’arbitrario, cose come elettrodomestici da cucina rotti ed email non inviate, il giorno in cui dovevo fare il mio primo incontro con Tom Hooper, il regista, ho dovuto rimandare un esame medico di routine, con ogni probabilità un po’ imbarazzante. Sono lieto di comunicare che l’incontro con Tom fu molto più edificante dell’incontro medico che avevo aspettato con ansia, ma quando il lavoro è andato avanti, mi divenne chiaro che i metodi di Tom sono stati altrettanto approfonditi, e, cosa sorprendente, altrettanto efficaci di quelli del mio medico. Quindi, forse, è vero che non si sfugge al proprio destino.”

All’attore è stato tributato anche un video che ripercorre la sua carriera.

Anche gli altri premi non hanno riservato particolari sorprese: Natalie Portman ha sbaragliato tutti per la sua interpretazione in Black Swan, per l’animazione ha vinto “Toy story 3”. La pellicola “127 ore” è spesso arrivata seconda in molte nomination, senza vincere nulla. “Inception” ha vinto il premio per la produzione, per il suono e gli effetti speciali.

Per il contributo alla diffusione della cultura britannica nel cinema sono stati premiati JK Rowling e David Heyman per la saga di Harry Potter.