Attenzione mamme, avete sempre detto di no a quei giochi pieni di esplosioni e sangue, pensando che se proprio doveva, il vostro ragazzo poteva divertirsi con lo sport. Purtroppo non l’ha tenuto a riparo.

Uno studio degli psicologi Simon Goodson e Sarah Pearson dell’Università di Huddersfield in Gran Bretagna ha rilevato nei diffusissimi videogiochi di calcio un vero catalizzatore di violenza. L’argomento, molto sentito nel paese che ha sofferto per gli hooligans, è finito anche sul DailyMail, allarmando le famiglie.

Galleria di immagini: Calcio virtuale e aggressività

Non esiste infatti quasi nessun ragazzino adolescente che non passi il tempo a sfidare il computer o gli amici in interminabili partite di calcio. Dove un rigore sbagliato o un fuorigioco non visto vengono vissuti con autentiche crisi isteriche.

Piccoli violenti da stadio crescono nei salotti con il joypad in mano? Gli specialisti, dopo aver monitorato attività cerebrale e altre funzioni in diversi gruppi alle prese con vari giochi, hanno compreso come le esperienze già vissute (come giocare una partita o guidare un automobile) inserite nel virtuale hanno effetti sulla nostra aggressività molto più gravi piuttosto che l’esperienza impossibile di uccidere un uomo durante una battaglia con chissà quale arma fantascientifica.

Una questione di verosimiglianza, e questi giochi hanno raggiunto un livello stupefacente da questo punto di vista (come dimostrano le immagini nella galleria, creata grazie alla collaborazione degli amici di Gamesnation). E non solo sulle note console studiate appositamente per questo genere di intrattenimento, ormai anche i giochi tascabili e per cellulari sono capaci di catapultarti nel clima di uno stadio. Giochi non controllabili dai genitori perché stanno in tasca o nello zainetto.

Questo studio ha acceso un’ampia discussione nei paesi anglosassoni, dove vigono le leggi più restrittive sul rating dei videogiochi (con avvisi per i genitori sull’età migliore per utilizzarli e sui contenuti più o meno violenti del prodotto), perché ovviamente nessuno aveva mai pensato di considerare a rischio un gioco sul calcio.

Il dottor Goodson ha specificato che ci vorrà altro lavoro per capire meglio quali sono per davvero i giochi pericolosi e che ricadute hanno:

“Questi risultati suggeriscono che non si può presumere che contenuti violenti conducano direttamente all’aggressività, e che ulteriori ricerche dovrebbero tentare di svelare gli aspetti dei videogiochi che possono portare a una risposta aggressiva.”

Intanto, l’unico consiglio è sempre il solito: meglio il campetto sotto casa. Al massimo si sbuccia un ginocchio, ma almeno non tornerà a casa qualche anno dopo con un Daspo.