Un tweet di troppo e rischio il posto. Secondo un recente sondaggio, cresce il numero di capi che si mettono a contare il numero di tweet dei dipendenti: un gesto quasi instantaneo, che si può fare dal proprio cellulare, ma a differenza di un sms, è pubblico. E può dare adito alla sensazione di essere dei perdigiorno.

Il sondaggio di un sito di investitori di cui ha parlato il Telegraph non potrebbe essere più esplicito: il 47 per cento degli imprenditori intervistati ha ammesso di essere preoccupato – se non irritato – dal numero di tweet dei dipendenti e fra questi il 15 per cento ne è praticamente ossessionato.

Non che sia del tutto priva di fondamento questa paura: più di un dipendente su due, in Inghilterra, utilizza Twitter durante l’orario di lavoro, e il 13 per cento arriva a trascorrerci anche 45 minuti al giorno. Jungel Deal, il sito che ha realizzato il sondaggio, pensa che le statistiche siano anche peggiori:

«A nessuno piace ammettere che i tweet rappresentano un rallentamento al lavoro, quindi questa cifra potrebbe essere molto più alta. Una stima ragionevole della nostra ricerca indica circa 20 minuti al giorno per ogni dipendente. Per una società relativamente piccola, con 30 dipendenti, equivale a una perdita di 50 ore settimanali.»

Che fare? Ovviamente non si può bloccare l’account di un dipendente, o negargli la connessione Internet – se è necessaria anche per il lavoro – ma questo non impedisce neppure al datore di lavoro o al superiore di seguire (following) il profilo sul microblogging del dipendente e contare i messaggi (noti per la loro brevità: non superiori ai 140 caratteri).

Forse anche per questo, per l’incapacità di certe persone di distinguere l’attività del lavoro con quella social – negli USA non si contano le lettere di licenziamento, impugnate, per dipendenti che si danno per malati e poi twittano dal supermercato o da un luogo di vacanza – si sta diffondendo la richiesta – assolutamente inaccettabile – di fornire le password ai selezionatori di personale durante un colloquio.

Non si può permettere di violare la privacy. Ma sarebbe anche importante ricordare a certe persone che per salvaguardare il proprio privato è necessario prima averne uno rispettandolo per primi.

Fonte: Telegraph