Per trovare lavoro gli italiani sarebbero pronti anche a emigrare, emulando le generazioni passate. Trasferirsi all’estero non è una scelta che spaventa, ma a patto che la propria condizione lavorativa ne tragga giovamento, a partire dallo stipendio.

Se trovare lavoro in patria, oggi, è sempre più difficile, un italiano su due ammette di strizzare l’occhio alle offerte che arrivano da oltralpe, al fine di migliorare le proprie entrate ma anche la soddisfazione personale. Questo è quanto emerge dal Work Monitor Randstad, giunto alla sua quarta edizione.

Cosa spinge i lavoratori italiani a emigrare all’estero? Il primo fattore da mettere sul piatto della bilancia è il salario, infatti ben il 53% del campione intervistato ha affermato che cambierebbe dimora e nazione solo per uno stipendio nettamente superiore a quello attuale.

Ma un altro dato spinge a una riflessione: il 32% lascerebbe volentieri l’Italia anche per un lavoro all’estero che non porta più soldi in tasca, purché più stimolante e affine al proprio percorso di studi e alle aspettative personali. Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia, sottolinea tuttavia come a fiducia nel 2012 appena iniziato non sia del tutto assente.

«La quarta edizione del Work Monitor, indagine condotta nel periodo antecedente la manovra economica, sottolinea ancora un atteggiamento fiducioso verso il 2012. Più coerente e vicina al clima attuale post-manovra è la consapevolezza della problematicità della situazione finanziaria da parte dei lavoratori italiani che rimangono, comunque, caratterizzati da una certa ambizione, intesa anche come volontà di migliorarsi misurandosi con nuove responsabilità e mansioni e disponibili a considerare l’opzione del trasferimento all’estero (il 53% del campione).»

Alla base del desiderio di emigrare alla ricerca di mete professionali più soddisfacenti c’è sempre la crisi economica, che tuttavia non sembra influire sull’importazione di talenti esteri in Italia, almeno per quanto riguarda i professionisti di alto livello.