Domanda e offerta. I due binari dell’economia che devono correre paralleli per far progredire il mercato. Anche quello del lavoro. In realtà, si incontrano sui soliti vecchi snodi, almeno stando ai dati Isfol che confermano un’impressione mai venuta meno: il passaparola pesa più di tutti gli strumenti moderni messi in campo per trovare un’occupazione.

Centri per l’impiego, agenzie interinali, concorsi pubblici, rappresentano a malapena, tutti assieme, il 24% degli impieghi, la stessa cifra della classica via dell’autocandidatura. Segnalazioni e raccomandazioni di amici e parenti, invece, hanno consentito di trovare lavoro al 30,7% degli attuali occupati.

Una percentuale che la dice lunga sul fattore passaparola e sulla sostanziale arretratezza del mercato della domanda e dell’offerta in Italia, persino peggiorata rispetto agli anni Novanta, quando si introdussero riforme sul lavoro (compresa la flessibilità) che avevano immesso nuovi strumenti e riformato i Centri per l’Impiego.

A proposito di questi ultimi, il grado del loro intervento è impietoso: più della metà degli intervistati nei sondaggi degli ultimi due anni ha affermato di non aver trovato offerte di lavoro concrete tramite il servizio pubblico per l’impiego.

Le soluzioni forse ci sono, a partire da una più stretta collaborazione tra questi centri e le agenzie per il lavoro, di natura privata: condividere database e strategie è l’unica strada per non rischiare di finire nel dimenticatoio. Cliclavoro, il sito che permette di inserire il proprio curriculum vitae oppure le proprie richieste di lavoro in un portafoglio comune va in questa direzione.

Ma diciamoci la verità: c’è un solo motore per l’occupazione, ed è l’economia. Finché quella non riparte, la domanda sarà quasi senza speranza, e l’offerta un’oasi nel deserto.

Fonte: Il Sole 24 Ore