Trovare lavoro è oggi una pratica sempre più influenzata dai social network. Le reti sociali informatiche ci pongono di fronte a un abbassamento delle difese della privacy: in questo modo tutte le identità, personali e lavorative, che ci contraddistinguono possono essere rese pubbliche sul web.

Quando si ha intenzione di trovare lavoro, bisogna tener presente alcuni fattori. Quello più importante è di sicuro legato al modo in cui ci si presenta. L’immagine che diamo di noi a superiori e colleghi di lavoro può essere determinante per l’assunzione o per la buona prosecuzione dei rapporti di lavoro.

Di solito, però, a meno che non si abbia una grande confidenza reciproca con i propri colleghi, si tende a tenere distinta la vita privata da quella lavorativa, tenendo per sé i pensieri e le convinzioni più personali.

Ormai la moda del social network fa sì che tutti, volenti o nolenti, siano messi in vetrina. Proprio questa vetrina è quanto di più contraddittorio ci sia; in teoria si può dire di tutto, ma parlare troppo può spesso costare caro: sono noti i casi di licenziamenti di dipendenti che avevano espresso su Facebook il loro disappunto riguardo l’azienda per cui lavoravano.

Bisogna fare un netto distinguo tra i social network che hanno lo scopo di presentare la propria attività lavorativa, come LinkedIn, e i social network che, per scopi e contenuti, possono esulare dal mondo del lavoro: in questo caso si parla di Facebook, ma anche di altri social network tematici, legati alle passioni che si coltivano – lettura, cinema, musica.

Secondo un’indagine effettuata dalla Society for Human Resource Management, circa il 18% degli intervistati afferma di scandagliare i social network per avere maggiori informazioni sui candidati cui devono fare il colloquio.

Fino a qualche tempo fa la percentuale di addetti alle risorse umane che svolgeva tale pratica era nettamente più alta: il trend si è poi abbassato per problemi legali dovuti ad una chiara violazione della privacy; inoltre, non sempre un social network come Facebook può dare informazioni affidabili e verificabili a proposito di una persona.

Tuttavia, rimangono in molti a non essere soddisfatti del semplice e “freddo” curriculum vitae, pertanto tentano la strada della ricerca più personale e approfondita attraverso i social network.

A questo punto è chiaro che mantenere un certo profilo su Facebook può essere determinante. Alcuni addetti ai lavori potrebbero analizzare il pensiero politico, le passioni, i pensieri più profondi: la cosa può risultare sconveniente, e alcuni capi potrebbero decidere di non assumere o di licenziare perché non condividono i principi e i valori dei propri dipendenti.

Per questo il profilo Facebook non può essere pubblico e deve essere nettamente diviso dall’identità lavorativa. La prima cosa da fare è rendere privato il profilo sul social network. Di tanto in tanto Facebook aggiorna i paramentri della privacy: mano a mano che avviene l’update delle impostazioni della privacy bisogna controllarle e renderle il più restrittive possibile.

Inoltre, meglio condividere link, foto e pensieri solo con chi ci si fida davvero, vale a dire familiari e amici stretti.

Tuttavia, rimane il problema dei collegamenti con amici che, invece, hanno un profilo pubblico o meno protetto: in questo caso basta un tag o una foto per abbattere anche la privacy di un profilo completamente privato. Sarebbe meglio non condividere contenuti troppo esagerati o troppo personali.

Infine è sempre bene ricordare che, se si vuole mantenere un contatto lavorativo con una persona che si conosce poco o che potrebbe usare Facebook in modo inopportuno, meglio dividere i profili: per il lavoro il social network ideale è LinkedIn, Facebook – se proprio si vuole – deve rimanere il social network più personale da condividere con pochi.

Inoltre, ormai è possibile seguire una persona su Facebook senza richiederle l’amicizia: basta cliccare sull’opzione “Ricevi aggiornamenti” e sapere cosa dice sul suo profilo.

Ciò non vale solo per Facebook. Ultimamente tutti i social network hanno una pericolosa tendenza a rendere pubblici i profili senza che le impostazioni sulla privacy possano essere modificate. Dall’estate scorsa, ad esempio, Google+ ha dichiarato che tutti i suoi profili saranno pubblici. Per non parlare poi di Twitter che è nato proprio per essere pubblico.

La cosa assume toni preoccupanti: se tutti possono essere messi in vetrina, allora è possibile che la propria identità lavorativa non venga più valutata in base alle strette capacità professionali ma anche in relazione alla sfera privata che, essendo sacra, dovrebbe essere lasciata fuori dal mondo del lavoro. Dove si pone così il confine tra vita privata, libertà di espressione, attività lavorativa e giudizio altrui?

Fonte: Career Rocketeer