Tsunami è un vocabolo che solo recentemente è entrato a far parte dell’immaginario comune. Era infatti il 2004 quando tutto il mondo ha seguito dagli schermi televisivi la triste vicenda del Sud Est Asiatico, con il temibile terremoto che a dicembre colpì Sumatra. Ma quali ragioni portano alla generazione di uno tsunami, ovvero di un’onda anomala di dimensioni gigantesche?

Lo tsunami, ovvero “l’onda del porto“, è lo spostamento di un’enorme quantità d’acqua a causa della liberazione di una grandissima energia, nella quasi totalità dei casi generata da un terremoto. Un fenomeno sismico con epicentro nell’oceano, perciò, può causare delle onde a catena che diventano sempre più elevate man mano che si avvicinano alla costa. Alimentate da chilometri e chilometri di percorso, dove acquistano dimensioni e forza, tali onde impattano con violenza sulla terra ferma, distruggendo gran parte degli insediamenti umani colpiti dal loro passaggio.

Galleria di immagini: Tsunami in Giappone

Gli eventi di Sumatra e l’odierno dramma giapponese, però, non sono gli unici casi conosciuti dall’uomo. Non serve nemmeno andare troppo a ritroso nel passato: dal 1992 a oggi, infatti, gli tsunami violenti avvengono con cadenza quasi annuale. L’ampia diffusione dei media, soprattutto della rete Internet, ne danno però oggi una rilevanza senza pari.

Ecco alcuni dei casi più eclatanti, riportati dall’edizione online de Il Secolo XIX:

  • Indonesia, 12 dicembre 1992: un violento terremoto si abbatte sull’isola di Flores, generando un’onda anomala di più di 25 metri;
  • Hokkaido in Giappone, 12 luglio 1993: un terremoto da 7,8 sulla scala Richter causa più di 200 morti, generando uno tsunami che colpisce Okushiri;
  • Giava, 3 giugno 1994: 200 morti a Banyuwangi, per un terremoto da 5,9 della scala Richter;
  • Filippine, 15 novembre 1994: uno tsunami causa 60 vittime a Mindoro, a poca distanza da Manila;
  • Sud-Est asiatico, 26 dicembre 2004: è il più violento, con circa 220.000 morti. Il terremoto sottomarino, generatosi al largo delle coste di Sumatra, con un’intensità di 9.3 sulla scala Richter colpisce moltissime nazioni, generando una vera e propria crisi internazionale.
  • Giava, 17 luglio 2006: quasi 700 persone rimangono uccise da un onda anomala, generatasi nelle acque dell’Indonesia.
  • Isole Salomone, 2 aprile 2007: sono 57 i morti di uno tsunami generato da un terremoto forza 8 nel Sud Est del Pacifico;
  • Samoa, 29 settembre 2009: sono 190 i morti per uno tsunami generato da un terremoto forza 8;
  • Cile, 27 febbraio 2010: non solo Asia, ma anche Sud America. Sono 550 i morti di un violento impatto sulle coste del Cile.
  • Sumatra, 25 ottobre 2010: 400 persone perdono la vita per un sisma forza 7.7.

L’evento sismico giapponese, di conseguenza, è solo la più recente di tante tragedie che ripetutamente colpiscono il continente asiatico. Non ultimo, il terremoto di oggi è anche il quinto evento sismico più forte della storia, con un’intensità di 8.9 sulla scala Richter. Lo battono, in ordine crescente, il sisma di Kamchatka in Russia nel 1952 (9.0), quello di Sumatra del 2004 (9.1), il sisma in Alaska del 1964 (9.2) e il terremoto in Cile del 1960 (9.5).