Negli ultimi decenni il tasso di mortalità provocato da questa malattia è, almeno nei Paesi occidentali, notevolmente diminuito, mentre non si può dire lo stesso per i Paesi in via di sviluppo, dove rappresenta ancora la seconda causa di morte per cancro: sto parlando del tumore al collo dell’utero.

Il progresso registratosi nella parte più fortunata del pianeta è dovuto, oltre che ad un forte miglioramento nelle condizioni igieniche della popolazione, anche ai notevoli passi avanti della ricerca in tema di prevenzione.

Indipendentemente dalla presenza di sintomi (i più evidenti e diffusi sono dolori al basso ventre o alla schiena e perdite di sangue anomale) è quindi molto importante, a partire da quando si diventa sessualmente attive, e indipendentemente dalla vita sessuale a partire dai 18 anni, effettuare ogni due anni un Pap test.

Accanto ad esso, da alcuni anni esiste un altro specifico test in grado di individuare la presenza nel DNA, anche in assenza di sintomi, del papilloma virus, che provoca la formazione di piccoli tumori benigni. Questi ultimi generalmente non si trasformano in veri e propri tumori maligni al collo dell’utero ma, al contrario, quasi sempre le donne che hanno un cancro in quella zona risultano positive all’infezione da papilloma virus.

Altro consigliatissimo passaggio (soprattutto per le più giovani) ai fini di una corretta prevenzione è il vaccino, in commercio dal 2006.

E di vaccino per prevenire questa terribile malattia si è parlato molto negli ultimi giorni, purtroppo per un triste evento: una 14enne londinese, Natalie Morton, infatti, è deceduta proprio poco dopo che le era stato somministrato il vaccino.

La vaccinazione è avvenuta nella scuola frequentata dalla giovanissima vittima: dall’anno scorso, infatti, esiste in Inghilterra un programma nazionale per la vaccinazione, destinato alle studentesse tra i 12 e i 15 anni; vaccinarsi non è ovviamente obbligatorio, ma la campagna portata avanti presso gli istituti scolastici ha come scopo proprio quello di favorire la prevenzione.

Quanto accaduto ha messo inevitabilmente sotto accusa il sistema sanitario anglosassone, scatenando una bufera; l’opinione pubblica d’oltremanica, del resto, è piuttosto sensibile all’argomento: ricordate la morte in diretta di Jade Goody, la regina del reality show deceduta proprio a causa di questo tipo di tumore?

Polemiche a parte, però, è ancora tutto da provare che la morte di Natalie sia stata effettivamente causata da vaccino, e solo i risultati dell’autopsia potranno fare luce su quanto accaduto.

In ogni caso, poi, quanto accaduto non deve allarmarci né dissuaderci dai nostri sani propositi, anche perché il vaccino somministrato in Gran Bretagna (il Cervarix) non è quello che si trova in commercio in Italia e nella maggior parte dei Paesi europei (il Gardasil).

La prevenzione resta di primaria importanza: è stato stimato che se tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni effettuassero almeno ogni tre anni il Pap test, i casi di tumore al collo dell’utero diminuirebbero addirittura del 90 per cento.