Una nuova scoperta è stata fatta per combattere il tumore al seno che, purtroppo, colpisce oggi milioni di donne. Una scoperta tutta italiana che permette di comprendere meglio la malattia e di predirne l’esito, con la possibilità di prevedere quale sarà la risposta della paziente ai trattamenti.

La ricerca è stata condotta dai ricercatori del Laboratorio Nazionale CIB di Trieste e sta per essere pubblicata sulla rivista scientifica Cancer Cell. Si sono evidenziate due caratteristiche che renderebbero il cancro al seno particolarmente aggressivo, ovvero la proteina p53 mutata e un enzima Pin1 in quantità massiccia.

La mutazione del fattore p53 e la presenza del Pin1 nelle cellule cancerose rappresentano un’accoppiata micidiale in grado di incrementare la pericolosità dei tumori al seno. Due proteine dunque che rendono letale questo tipo di cancro: analizzando oltre 200 casi di carcinoma mammario, gli autori della ricerca hanno infatti dimostrato che esiste una correlazione fra la presenza di queste due molecole e una forma aggravata della malattia.

Spiega Giuliano Del Sal, responsabile dello studio:

“Un aspetto critico al momento della classificazione della malattia è l’identificazione, attraverso biomarcatori specifici, dei casi a elevato rischio di ricorrenza; un altro è la capacità di predire la risposta delle pazienti alle terapie, requisito fondamentale per poter migliorare le strategie di cura e per guidare le scelte terapeutiche. Il nostro lavoro fornisce un contributo proprio in questo ambito.

In futuro chissà, magari l’analisi dei livello di Pin1 e la rilevazione di eventuali mutazioni di p53 arriveranno tra i metodi utilizzati per la prognosi, come si augura Del Sal:

Questo permetterebbe di discriminare meglio i casi di carcinoma mammario con una minore probabilità di sopravvivenza, e quelli che rispondono in maniera inefficace agli interventi terapeutici, in particolare a un certo tipo di chemioterapia adiuvante. Capire quali pazienti mostrano queste caratteristiche, e perché, è fondamentale per poter progettare nuove strategie di attacco al tumore.