522mila donne colpite, solo nel nostro paese, dal tumore al seno. Un numero da brividi che ci fa comprendere la gravità di una malattia ancora non completamente conosciuta, ma soprattutto che deve essere diagnosticata in tempo per avere una guarigione certa.

Fortunatamente i dati che segnano la vittoria sul cancro al seno sono in aumento: l’87% delle donne è vivo a cinque anni dalla diagnosi, la percentuale si abbassa nei casi più aggressivi, arrivando a circa il 20-25%. I recenti successi della battaglia contro il melanoma al seno sono stati discussi in occasione del 50esimo congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) di Chicago, dove si è approfondito lo studio sulla oncoproteina nel progetto Her2.

Iniziato circa 3 decenni fa, lo studio su questa proteina capace di trasformare una cellula normale in una cellula cancerosa è stato indispensabile per concepire ed approfondire delle terapie mirate che hanno reso la malattia sempre più curabile: “Grazie ai progressi nella conoscenza della biologia molecolare – sottolinea Arpino, che per 10 anni ha studiato negli Stati Uniti il ruolo del recettore Her2 nel cancro della mammella – disponiamo oggi di farmaci in grado di entrare come ‘una chiave’ nel meccanismo di proliferazione cellulare e di bloccarlo”.

Durante il meeting è stato presentato anche lo studio ‘Cleopatra’ che ha valutato gli effetti di due anticorpi contro Her2: trastuzumab – il capostipite di questa classe terapeutica – e pertuzumab. Queste due molecole, affiancate alla chemioterapia avrebbero mostrato un significativo miglioramento del paziente con tumore del seno in fase di metastasi, riducendo il rischio di decesso a tre anni nel 34% dei casi.

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