Secondo i dati recentemente rilevati in Lombardia, tra le donne residenti in questa regione

una su tre non risponde all’invito relativo allo screening al seno contro il cancro.

È ovvio che si tratta di una chiamata facoltativa, e magari una percentuale di queste donne sceglie una visita privata invece di quella presso l’azienda sanitaria pubblica, ma il dato resta comunque non positivo, perché rende più difficile effettuare una diagnosi precoce del tumore.

Così la regione ha lanciato un’idea, per bocca dell’assessore alla sanità Luciano Bresciani: dare a ogni donna una dote screening, simile a quella prevista per i malati cronici: si tratta di un bonus in denaro che può essere speso dalla paziente per esami e controlli. Ma se la destinataria decide di non utilizzare il bonus, questi soldi verranno destinati a un’altra persona.

Certamente l’idea risponde a un criterio di economicità: evita sprechi di denaro. Ma dov’è l’elemento incentivante? Lo spiega lo stesso assessore:

L’idea è di affidare al medico di famiglia la dote in questione, in modo che sproni ancora di più le pazienti a dire sì allo screening.

Con questo sistema, si persegue l’ambizioso obiettivo di intercettare il 90% delle donne.

E siccome a Milano sono fiduciosi sulla buona riuscita, hanno deciso di estendere il bonus anche ad altri due tipi di tumore: quello al colon retto, per il quale solo il 36% dei milanesi si sottopone a controllo, e quello alla cervice uterina.

Che ne pensate, funzionerà?