Lotta al cancro: al via in Italia un nuovo servizio, sviluppato dal Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna del Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” e supportato da AstraZeneca, che permette alle pazienti di accedere ai test genetici BRCA con un risparmio di tempo di circa 5-8 mesi e di identificare una mutazione dei geni che può aumentare il rischio di tumore ovarico fino al 46%.

I geni BRCA 1 e BRCA 2 erano, fino a poco tempo fa, sconosciuti ai più: sono divenuti di dominio pubblico dopo che la star di Hollywood Angelina Jolie si è sottoposta a una doppia mastectomia prima, e alla rimozione delle ovaie poi, avendo scoperto proprio la mutazione di questi geni.

Il Breast Cancer Susceptibility Gene 1 e il Breast Cancer Susceptibility Gene 2, infatti, sono noti come soppressori tumorali: la loro normale attività impedisce l’insorgenza delle neoplasie, controllando la stabilità del Dna e impedendo l’accumulo di mutazioni che favoriscono la crescita incontrollata delle cellule. Se mutati, però, la loro funzione viene compromessa. Si calcola che la mutazione BRCA comporti un aumento del rischio di tumore ovarico fino al 46% e sia presente nel 15-25% delle pazienti.

Da oggi, grazie al nuovo servizio, l’accesso al test è garantito a tutte le pazienti con tumore ovarico e le donne a rischio sull’intero territorio nazionale, con un servizio rapido e di alta qualità diagnostica. Il carcinoma ovarico è l’ottavo tumore più diffuso fra le donne, con circa 230 mila nuove diagnosi ogni anno nel mondo. Nel 2014 in Italia si sono registrati quasi 6mila nuovi casi, circa il 3% del totale dei tumori diagnosticati tra le donne. Le stime indicano che nel corso della vita 1 donna italiana ogni 74 sviluppi un tumore ovarico.

Spiega Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna, della Vita Nascente e dell’Adolescente e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ginecologia Oncologica del Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma:

Il test genetico BRCA riveste un’importanza fondamentale nella gestione del tumore ovarico. È, infatti, consigliato per le donne con una storia clinica o familiare sospetta, anche se il 40% circa delle pazienti con una mutazione BRCA può non avere una documentata e rilevante storia familiare di carcinoma ovarico. Per questo motivo esprimiamo soddisfazione per aver sviluppato al Policlinico Gemelli, grazie al supporto di AstraZeneca, una piattaforma che permette di accedere al test molecolare BRCA con tempi brevi ed elevata qualità diagnostica. Si tratta di un importante passo avanti per gli operatori sanitari e soprattutto per tutte le donne italiane che si trovano ad affrontare questa importante sfida contro il tumore ovarico. La nuova piattaforma ha importanti risvolti prognostici e facilita un eventuale intervento tempestivo con adeguate misure di prevenzione o terapeutiche.

AstraZeneca è da sempre impegnata nella ricerca scientifica in ambito oncologico, nella sperimentazione e nello sviluppo di molecole innovative che possano rappresentare il futuro per la cura delle patologie oncologiche. Come conclude Gilberto Riggi, direttore medico di AstraZeneca Italia:

L’impegno di AstraZeneca si traduce anche nel supporto a progetti che hanno le potenzialità concrete per migliorare la prevenzione, la diagnosi precoce e la gestione della malattia. La piattaforma inaugurata al Policlinico Gemelli consente ai clinici di poter disporre di un’arma in più nella gestione del tumore ovarico, garantendo ad un sempre maggior numero di donne di poter accedere ad un test molecolare, segnatamente il test BRCA, con tempi brevi ed elevata qualità diagnostica.