È in corso un dibattito internazionale fra Turchia e Israele a seguito di un vero e proprio incidente diplomatico, che però non riguarda attività criminose, estremismo religioso o quant’altro siamo abituati a sentir parlare negli ultimi anni.

L’oggetto della contesa è qualcosa di estremamente più futile, addirittura innocuo: una serie TV. In una delle ultime puntare di “The Valley of the Wolves“, un telefilm d’azione da lungo tempo in onda sulla televisione turca e molto apprezzato dal pubblico, l’agente segreto turco protagonista della serie si è infiltrato in territorio straniero per salvare alcuni bambini rapiti dal Mossad, ovvero i servizi segreti dello stato di Israele.

Lo show ha generato anche alcuni spin-off paralleli, come “Valley of the Wolves: Iraq“, il lungometraggio più costoso nella storia del cinema turco, incentrato su alcuni eventi realmente accaduti in Iraq a seguito dell’invasione degli Stati Uniti.

Non è la prima volta che il telefilm fa discutere, neppure all’interno della stessa Turchia. Più volte è stato accusato di dipingere con troppa benevolenza gli ambienti malavitosi e di eccedere nel tratteggiare la violenza con cui vengono portate a termine le missioni dal protagonista, l’agente segreto Polat Alemdar.

Oltre a contestare l’immagine stessa del Mossad che scaturisce dalla puntata in questione, Israele è contraria anche ad alcune scene estremamente violente, come quella in cui viene inquadrata la Stella di Davide, simbolo di assoluta importanza nel panorama religioso ebraico, macchiato dal sangue di un agente del Mossad ucciso dall’infiltrato turco.

Stando a quanto riporta il sito Internet del Telegraph, uno dei produttori di Pana Film, invece di scusarsi pare abbia rincarato addirittura la dose:

Come mai il governo di Israele, il quale non esita a bombardare i bambini che si rifugiano sotto la bandiera dell’ONU, si sente così a disagio riguardo The Valley of the Wolves?