Può un rossetto rosso essere la punta dell’iceberg e nascondere tematiche ben più serie e fondamentalismi radicati come l’islamismo e l’emancipazione femminile?

Succede in Turchia dove la compagnia aerea di bandiera, la Turkish Airlines, ha vietato alle sue hostess di indossare a bordo rossetti dai colori sgargianti, primo tra tutti il celebre rosso, e smalti dalle nuances accese.

La polemica si è subito diffusa sul web accusando la compagnia aerea di integralismo islamico – già criticata per la scelta di non servire alcolici nei voli interni – e di svilimento della donna e la solidarietà non si è fatta mancare: molte donne hanno pubblicato le loro foto sui social network mentre truccano le labbra di rosso scarlatto.

La scelta del divieto dell’uso del rossetto rosso si era basata sul fatto che tonalità così accese “recavano offesa all’integrità visuale del personale” e che “un trucco semplice e curato nelle tonalità pastello fosse preferibile”.

La smentita ufficiale è arrivata il 10 maggio quando il Direttore Temel Kotil in conferenza stampa ha negato il divieto: “Le hostess possono usare qualsiasi colore vogliano, la misura non è stata approvata dai vertici dell’azienda.”

Il divieto sembrerebbe quindi essere partito da dirigenti di livello inferiore, ma ha ugualmente sollevato dubbi e perplessità, radicati da tempo in una cultura singolare come quella turca, spaccata in due tra islamismo e apertura all’Occidente, tra integralismo legato alla cultura arcaica, che sembrerebbe riprendere sempre più piede con l’attuale governo di Erdogan, e apertura alla modernità e al laicismo, che ha caratterizzato il paese per decenni.

Che il rossetto fosse solo l’antefatto di problemi ben più gravi e radicati era cosa ovvia.

Ciò che invece non dovrebbe mai essere un’ovvietà è la dignità della donna e la sua libertà di espressione, anche attraverso il make up.