Il successo ormai decennale de “I Simpson” è dovuto a una serie di fattori, non tutti politicamente corretti.

Piace la forma grafica, quella del cartone animato per adulti, con il contrasto stridente fra forme infantili e un linguaggio spesso crudo, piace la piena immedesimazione con la vita di tutti i giorni, con i problemi interpersonali, lavorativi e di coppia, piace anche la caratterizzazione dei personaggi, con Homer, il marito, pantofolaio e trasandato, Margie, la moglie, perbenista e attenta, in eterna polemica con il suo uomo, di cui è comunque innamorata, e i figli, il discolo Bart e la saccente Liza, che portano alle estreme conseguenze le questioni che si dibattono quotidianamente in famiglia.

I “Simpson” non sono un modello di vita, ma una rappresentazione estremizzata della deriva delle nostre esistenze.

Stupisce, pertanto, la decisione del governo inglese di snaturare la struttura della famiglia, affidando all’attenta moglie la gestione alimentare.

Le scenette più sapide de “I Simpson” sono da sempre ambientate in casa, sul divano, dove si discetta dei massimi temi della vita tra una birretta, con relativi rutti, e un’accozzaglia di cibi spazzatura in cui pizza e ciambelle la fanno da padrone.

La pancia sferica di Homer ne è la conseguenza. Ma da oggi, la famiglia Simpson è a dieta: il dipartimento della Salute britannica ha investito un milione di euro per far dimagrire la popolare famiglia, sostituendo i loro spuntini ad altissimo contenuto calorico con frutte e verdure più sane ed equilibrate.

Si pensa che, vedendo più sani i propri eroi, anche i pigri sudditi di Sua Maestà possano adottarne il rinnovato stile di vita e porre fine agli stravizi alimentari che impazzano ovunque, anche a Londra.

Che ne pensate? Secondo me, non funzionerà.