Prima delle super modelle altissime e formosissime degli anni ’80 (la pantera Naomi Campbell, l’eterea Claudia Shiffer, la statuaria Elle Macpherson) c’era lei, Lesley Hornby, in arte Twiggy, che in inglese vuol dire “ramoscello”, soprannome che le fu dato per la sua corporatura sottile e asciutta, un fuscello.

Divenuta famosa da giovanissima, incarnò la swinging london allegra, smodata, assordante e avanguardista della seconda metà degli anni ’60: con il suo taglio di capelli sbarazzino, a incorniciare occhi da cerbiatta, con ciglia lunghissime e la minigonna (vera rivoluzione nella moda del tempo), fu uno dei simboli di quel dilagante fermento culturale che pervase tutta la società.

Era l’epoca della musica dei Beatles e dei Rolling Stones, della pop art di Andy Wharol, ed era, appunto, anche l’epoca di Twiggy, che divenne famosissima nel giro di un anno, passando con disinvoltura dalle passerelle al grande schermo: con The boyfriend vinse due Golden Globe, ma sono moltissimi i film nei quali ha recitato, tra cui anche The Blues Brothers, dove interpreta una quasi sé stessa.

Si dedicò in prima persona anche alla musica, incidendo due dischi: in tutti i campi la sua fu un’ascesa strabiliante.

Poi, come solo le vere grandi sanno fare, invece di ostinarsi ad essere al centro dell’attenzione, ha lasciato la passerella all’apice della sua carriera, scegliendo ruoli da dietro le quinte, più a basso profilo: una scelta di stile, che non l’ha messa in ombra, rendendola invece ancora oggi popolarissima, familiare anche a chi quel periodo lo conosce solo attraverso racconti, immagini e fotografie.

Twiggy ha reso celebre la Londra di quell’epoca, vero ombelico del mondo e meta di giovani alla ricerca di una vita diversa; e adesso, sessant’anni dopo, Londra celebra Twiggy: lo fa con una mostra in suo onore alla National Portrait Gallery.