Il mondo dei vampiri è affascinante per grandi e piccini, capace di scatenare la fantasia dei creativi tanto da rappresentare un “humus” fertile per la produzione di libri, film e altre opere d’arte ispirate al tema.

D’altronde, raccontare le tenebrose vicende dei “non morti” ha portato un grandissimo successo a Stoker e successori, compresi gli ultimi successi della saga di Twilight, approdata dai libri alla pellicola negli ultimi anni e capace di conquistare milioni di fan nel mondo, fan che però, specie se giovani, sarebbero “a rischio”.

A sostenere tale idea è una ricerca preparata dalla dottoressa Maria Nikolajeva dell’Università di Cambridge, nella quale si afferma come le storie dei vampiri possono avere un effetto dannoso sugli adolescenti, o meglio sulla loro mente, rischiando addirittura di condizionarne il pensiero e di modificarne i comportamenti.

L’affermazione parte dalla base che il cervello dei ragazzi, non essendo ancora del tutto sviluppato, è più aperto a condizionamenti e a reagire in maniera più emotiva di fronte a queste storie di quanto non faccia una mente adulta, che è in grado invece di assumere un atteggiamento più razionale e distaccato.

Le storie sui vampiri avrebbero quindi una certa influenza sulla formazione del pensiero, quindi della personalità, dei ragazzi e inciderebbero inculcando nella mente dei giovani valori definiti dalla Nikolajeva “molto conservatori”, con una percezione della donna intesa più come oggetto che come essere indipendente e dotato di una propria personalità.

Una conclusione discutibile forse, che pare dare un peso fin troppo decisivo a quelle che in fondo sono solo storie di fantasia. Ma quel che più lascia perplessi, in queste valutazioni, non è tanto la conclusione a cui si arriva, quanto il presupposto che troppo spesso considera incapaci di discernere con raziocinio gli adolescenti, declassificandoli quasi a “menti vuote da riempire con le nozioni più appropriate”, come se non avessero da soli l’intelligenza (propria di ogni essere umano) di capire da soli il confine tra il messaggio dato da un’opera cinematografica o letteraria e la realtà nella quale vivono.